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Yoko Ono la donna più odiata del rock

Yoko Ono la donna più amata del rock

Yoko Ono è una poliedrica artista giapponese naturalizzata statunitense.

Una donna detestata da milioni di persone che hanno visto nel suo amore con John Lennon la fine dei mitici Beatles.

Una donna che è sempre stata libera, che ha espresso i suoi ideali attraverso le tante forme artistiche che ha attraversato. Che ha scelto di amare chi voleva e come voleva e per questo è stata per anni in pasto ai giudizi della peggiore stampa e a gran parte della critica che si è schierata brutalmente contro le sue opere e azioni.

È nata a Tokyo il 18 febbraio 1933 in una famiglia agiata di banchieri giapponesi, sua madre era una pianista classica. Ha vissuto un’infanzia ovattata fino alla seconda guerra mondiale, quando caddero in povertà.

Dopo la guerra si trasferirono negli Stati Uniti, nello stato di New York. La giovane Yoko Ono cominciò presto a assecondare i suoi desideri, molto osteggiata dai genitori che deploravano il suo stile di vita e spesso la punivano.

Contro il parere della famiglia, nel 1956 ha sposato un compagno di studi e si è trasferita a New York, dove insegnava. Il suo appartamento, punto di riferimento della scena artistica, era sede di performance e happening di musica e poesia. In questo periodo la sua arte era in gran parte concettuale. Nel 1961 ha tenuto la sua prima mostra e preso parte al gruppo di artisti d’avanguardia Fluxus.

Nel 1962 ha divorziato dal primo marito e sposato il jazzista Anthony Cox da cui ha avuto una figlia, Kyoko Chan Cox. Dopo il loro divorzio, il padre ha rapito la bambina che la madre ha rivisto soltanto dopo tantissimi anni.

Artista poliedrica e attiva nel sociale, Yoko Ono, fin dagli esordi ha diffuso, attraverso l’arte e la musica, un messaggio di pace e di rispetto dei diritti umani.

Ha incarnato perfettamente lo spirito di ribellione e il fermento culturale di quegli anni esprimendolo con lavori d’avanguardia artistica e politica.

La sua attenzione al sociale, concetto fondamentale delle sue opere, riguarda in primo luogo il tema delle disuguaglianze, soprattutto quelle di genere.

Tra i suoi lavori più celebri c’è Cut Piece (1965), performance nella quale l’artista, seduta al centro di una sala della Carnegie Hall di New York, ha permesso agli spettatori di tagliare a brandelli i propri vestiti, fino a rimanere quasi nuda. La performance puntava a mostrare come il corpo della donna veniva percepito nell’opinione comune  e a annullare la barriera che divide artista e fruitore dell’arte, tema affrontato dall’allora  neonata Body Art.

Nel 1966, tenne una mostra in una galleria londinese dove conobbe John Lennon, che sposerà il 20 marzo del 1969 sulla Rocca di Gibilterra. Durante il viaggio di nozze hanno messo in scena una protesta non violenta contro la guerra in Vietnam, rimanendo due settimane nel letto della loro camera all’Hotel Hilton di Amsterdam, mentre la stampa di tutto il mondo presidiava l’albergo.

Il loro amore è stato un sodalizio umano, artistico e spirituale unico. Ma lo scioglimento dei Beatles, nell’aprile 1970, per i fan fu una tragedia, e la responsabilità ricadde su Yoko, la «perfida strega giapponese». Un’assurdità, smentita a ripetizione dai membri stessi della band, ma che i media hanno cavalcato con ostinata perfidia, rendendola presso il pubblico «la donna più odiata del rock».

L’influenza di Yoko su John era candidamente ammessa dallo stesso cantante. «Il nostro rapporto è davvero di maestra e allievo. Sono io che ho la notorietà, ma è lei che mi ha insegnato tutto». Insieme hanno avuto un figlio, Sean, nato il 9 ottobre 1975, giorno del compleanno del padre.

Nel 1971, Yoko Ono ha organizzato una mostra immaginaria al MoMa di New York filmando gli spettatori considerati le vere opere d’arte.

Tra le tante le critiche che le sono state mosse, è stata anche additata come responsabile per la dipendenza da eroina sviluppata da John Lennon negli anni settanta, ma ne furono entrambi vittime per anni.

Dall’inizio degli anni settanta la coppia si è dedicata sempre meno alla musica e sempre più all’attivismo politico appoggiando i movimenti pacifisti anti-Vietnam, finanziando i comunisti-radicali, le pantere-nere e i gruppi femministi americani. Impegno costò loro gravi problemi con il Servizio d’Immigrazione e Naturalizzazione statunitense.

Dopo l’uccisione di Lennon nel 1980, Yoko Ono è rimasta attiva nel campo musicale e in quello delle arti visive. Ha firmato numerosi film, fatto concerti in tutto il mondo, esposto le sue opere e partecipato a tantissime azioni di solidarietà.

La Japan Society di New York le ha dedicato nel 2000 una retrospettiva presentata poi in sette musei del Nord America.

Ha partecipato alla Biennale di Venezia del 2003 e nel 2004 vi ha presentato la video installazione Onochord.

Una donna che continua a far parlare di sè,  scandalizzare, ispirare, provocare rabbia e invidia con il suo modo libero e ostinato di vivere la vita e l’arte. 

#unadonnalgiorno

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