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Una piccola contadina andina contro la multinazionale

Maxima Acuña Chaupe
Perù, nel cuore delle Ande, a circa 4.200 metri di altitudine, Maxima Acuña Chaupe e la sua famiglia abitano e gestiscono 24 ettari di terreno dal 1994. Nel 2011, il loro appezzamento è diventato un ostacolo al progetto di espansione di Yanacocha, la quarta miniera d’oro più grande del mondo.
La multinazionale ha tentato in vari modi di appropriarsi di questa terra. Ma la donna, analfabeta e povera, dopo aver ricevuto minacce, vessazioni e violenze, l’uccisione di capi di bestiame, la distruzione di coltivazioni, non cede, vuole proteggere la sua terra, e l’acqua di cui è ricca, dall’inquinamento derivato dalle attività estrattive. Ha già vinto una causa, ma gli atti intimidatori nei loro confronti non sono mai finti, hanno costruito una rete metallica attorno alla casa, che ostruisce i sentieri d’accesso al vicino villaggio, ma questa contadina peruviana alta meno di un metro e cinquanta non si arrende, nella sua lotta impari, contro una multinazionale che gode di potere economico e di sostegno politico. Maxima è un simbolo della lotta delle comunità andine contro lo sfruttamento dei giacimenti minerari, a difesa del paesaggio e, soprattutto, del cosiddetto “oro blu”: l’acqua.

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