Amalia Bruni è una neurologa e ricercatrice italiana. È tra le scienziate che hanno contribuito a identificare i geni responsabili delle forme ereditarie della malattia di Alzheimer.
È nata a Girifalco, in provincia di Catanzaro, il 3 aprile 1955. Ha frequentato il liceo classico Fiorentino di Lamezia Terme. A quattordici anni, dopo aver letto un trattato di psicoanalisi, ha deciso che sarebbe diventata medica. Si è laureata in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli nel 1979, con il massimo dei voti, specializzandosi poi in neurologia nel 1985.
Ha iniziato la carriera come assistente neurologa all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro. Dal 1982 al 1996 è stata dirigente di primo livello del servizio di neurologia dell’ospedale di Lamezia Terme. In quegli anni è stata responsabile dello studio multicentrico italiano sulla demenza, inaugurato a Lamezia alla presenza della premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini.
Nel 1995 ha isolato, insieme a un gruppo internazionale di ricercatrici e ricercatori, la presenilina 1, il gene più diffuso nella forma ereditaria a esordio precoce dell’Alzheimer, individuando l’anomalia genetica sul cromosoma 14.
Nel 1996 ha fondato il Centro regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme, di cui è direttrice, istituito con un’apposita legge della Regione Calabria. Il centro organizzava tra l’altro gli “Alzheimer Caffè“, spazi protetti in cui le persone con demenza e le loro famiglie possono incontrarsi e confrontarsi.
Nel 2000 ha coordinato un team internazionale che ha scoperto la nicastrina, una proteina delle membrane cellulari neuronali coinvolta nel meccanismo patogenetico dell’Alzheimer. Ha scelto di intitolarla alla famiglia calabrese dei Nicastro, nella quale era stata individuata per la prima volta.
Ha pubblicato oltre duecento lavori scientifici. È stata senior associate editor del Journal of Alzheimer’s Disease e referee per riviste internazionali come Neurology e Human Mutation. Dal 2002 fa parte della Commissione nazionale sulla malattia di Alzheimer del Ministero della Salute, e dal 2015 del Comitato tecnico-scientifico del Consiglio superiore di sanità.
Negli anni ha denunciato più volte la mancanza di fondi che minacciava la chiusura del Centro di Neurogenetica, proprio mentre la ricerca sull’Alzheimer si avvicinava a risultati importanti.
Nel 2021 si è candidata come presidente della Regione Calabria, sostenuta da una coalizione di centrosinistra, ottenendo il 27,68 per cento dei consensi. Da ottobre dello stesso anno è consigliera regionale. Ha proposto una legge, approvata all’unanimità, che estende il diritto all’assistenza sanitaria alle persone senza fissa dimora, e una legge per la prevenzione della violenza di genere, approvata nel giugno 2025.
Continua a denunciare pubblicamente le carenze del sistema sanitario calabrese e a intervenire sui temi della salute mentale, in particolare rivolta ai più giovani.
Da scienziata che ha passato una carriera a studiare il declino della memoria, Amalia Bruni si ritrova oggi a battersi in un’aula politica perché la sua stessa regione non perda la memoria di quello che ha costruito.















