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Emma Clit

Emma, bloggere fumettista autrice di Bastava chiedere!

Capii subito che i miei colleghi avevano difficoltà a ricevere ordini da una donna e alla fine ero io a non trovarmi a mio agio tra i loro atteggiamenti sessisti.

Emma Clit, conosciuta anche come Emma, è un’ingegnera, blogger e fumettista francese diventata nota in tutto il mondo per aver contribuito a diffondere il concetto di carico mentale attraverso il fumetto Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano, pubblicato in Italia da Laterza nel 2020 con la prefazione di Michela Murgia, e diventato in breve tempo un bestseller.

Nata nel 1981 nel dipartimento dell’Aube, in Francia, è cresciuta in un villaggio di appena quattrocento abitanti vicino a Troyes, a circa centocinquanta chilometri da Parigi, figlia di due professori di matematica.

Ha studiato ingegneria informatica, laureandosi e lavorando per anni in un’azienda dove si è presto accorta di essere considerata, con le sue stesse parole, una “cattiva ingegnera”, perché i colleghi faticavano ad accettare ordini da una donna, un disagio che l’ha portata ad avvicinarsi al femminismo.

Nel 2016 ha aperto un blog in cui racconta la quotidianità delle donne, la giustizia sociale e le disuguaglianze di genere, e ha cominciato a pubblicare su Facebook fumetti che raccontano le follie quotidiane della vita familiare, arrivando a definire con il termine “carico mentale” il peso invisibile, costante e sfiancante di tutte le acrobazie mentali che, per il benessere della famiglia e il funzionamento della casa, ricadono quasi sempre sulle donne, chiamate non solo a fare, ma anche a pensare a tutto ciò che va fatto.

Da quel blog, diventato in poco tempo un fenomeno virale, sono nati diversi libri a fumetti, tra cui, nel 2017, Un autre regard, tradotto in Italia come Le brave ragazze si ribellano, e un quarto volume, uscito nel 2019, dedicato al cambiamento climatico.

In Bastava chiedere! Emma Clit racconta dieci storie di femminismo quotidiano, a partire dal titolo stesso, la frase che ogni donna si è sentita dire almeno una volta dal proprio compagno dopo essersi occupata da sola di ogni dettaglio della vita domestica, come se bastasse chiedere aiuto per essere automaticamente aiutate.

Nel libro affronta anche il modo in cui la rabbia femminile viene stigmatizzata socialmente, invitando le lettrici a riflettere sul rischio di una cura totalmente unidirezionale verso il benessere emotivo altrui, e racconta, nel capitolo dedicato all’attesa di un figlio, quanto siano diversi gli approcci di uomini e donne di fronte alla nascita di un bambino o una bambina.

Il libro, ristampato nel 2021 da GEDI in edizione speciale per essere distribuito insieme a la Repubblica in occasione dell’8 marzo, ha ricevuto il plauso della critica internazionale, compreso quello del New York Times Book Review.

Se riescono a farsi carico di questo lavoro di pensiero invisibile che riguarda il prendersi cura della propria famiglia, condivideranno davvero i compiti, si connetteranno con le persone più importanti della propria vita, e già questo vale lo sforzo.

Emma si definisce una femminista inclusiva e rivoluzionaria. I suoi disegni hanno contenuto politico che parte da situazioni che ha vissuto di persona, come la violenza ostetrica, il sessismo sul posto di lavoro, la vita dei migranti nelle banlieue o il gaslighting, «questo modo di aggredire una persona e di farle credere che è lei ad aver reagito male».

 

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