Bouchra Baibanou è stata la prima alpinista africana a completare le Seven Summits: le vette più alte di ogni continente.
Ingegnera, oratrice motivazionale e life coach, è a capo della commissione femminile della Federazione Reale Marocchina di sci e sport di montagna.
Ha ricevuto numerosi premi, partecipato a festival e a TEDx in tutto il mondo, motivando e incoraggiando le giovani donne.
Nata a Rabat nel 1969, figlia di un meccanico e di una casalinga, a 15 anni, grazie a un campo estivo, ha scoperto la bellezza delle escursioni nella natura. Da quel momento le si è aperto un altro orizzonte.
Laureata in ingegneria delle telecomunicazioni a Rabat e in management presso l’HEC di Montreal, in Canada, ha lavorato come ingegnera informatica per il Ministero dei trasporti e della logistica marocchino.
Aveva 25 anni quando ha scalato la sua prima vetta, il Toubkal, la cima più alta dei Monti dell’Atlante.
Nel marzo 2011 ha raggiunto la vetta del Kilimanjaro e, nel giugno dello stesso anno, anche il Monte Bianco. È stato allora che ha deciso di arrivare su tutte le cime più alte del pianeta.
Così, nel 2012 ha scalato il Monte Elbrus nel Caucaso, il più alto d’Europa, nel 2014 l’Aconcagua, nell’America del Sud e il Denali in Alaska e poi il Puncak Jaya, in Indonesia nel novembre 2015. Nello stesso anno, ha ricevuto l’Ordine di Ouissam Alaouite dal re marocchino Mohammed VI.
Il 21 maggio 2017, è stata la prima donna africana a raggiungere la vetta dell’Everest.
Nel dicembre 2018, ha raggiunto la vetta del Monte Vinson in Antartide, l’ultima delle sette le cime.
Musulmana praticante, ha sempre indossato il velo nelle sue scalate.
Dal 2020 si dedica a tempo pieno all’alpinismo, insegnando arrampicata e tenendo conferenze motivazionali.
È presidente di Delta Evasion, un progetto per lo sviluppo degli sport di montagna in Marocco. Infaticabile, continua a scalare nel tentativo di ispirare le giovani arabe a realizzare i loro sogni.
Nel 2021 ha pubblicato la sua biografia in arabo e francese, dal titolo Mon chemin vers les sept sommets du monde.
La sua storia è stata raccontata nel documentario al Qimma (la vetta).















