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Fausta Cialente

Fausta Cialente

Fausta Cialente, scrittrice, giornalista e traduttrice, vincitrice del Premio Strega nel 1976 con Le quattro ragazze Wieselberger, ha raccontato con scrittura nitida e coraggiosa le responsabilità della storia sulle vite delle persone, anticipando di decenni le riflessioni del femminismo moderno su identità sessuale, desiderio femminile e autonomia delle donne.

Nata a Cagliari il 25 febbraio 1898, ha trascorso infanzia e adolescenza spostandosi in diverse città italiane a causa del lavoro del padre, ufficiale di fanteria.

La città che più ha segnato la sua formazione è stata Trieste, crocevia culturale mitteleuropeo e luogo di origine della madre, Elsa Wieselberger.

La passione per la scrittura, coltivata fin da giovanissima, era condivisa col fratello Renato, destinato a una brillante carriera teatrale e cinematografica tragicamente interrotta nel 1943.

Nel 1921 aveva sposato il compositore e agente di cambio ebreo Enrico Terni con cui si era trasferita ad Alessandria d’Egitto, poi al Cairo, dove ha vissuto fino al 1947.

Questa società profondamente divisa che vedeva da una parte le comunità europee privilegiate e dall’altra la popolazione locale segnata da povertà e sfruttamento, ha costituito per lei, un laboratorio politico e umano e l’ispirazione di diversi suoi libri.

Con grande lucidità ha denunciato il colonialismo occidentale e il levantinismo, atteggiamento spregiudicato nel commercio e negli affari, tradizionalmente attribuito alle popolazioni del mediterraneo orientale, che definiva come un fenomeno parassitario e ingiusto, posizione politica scomoda, negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

Il suo primo romanzo Natalia, pubblicato nel 1930, vincitore del Premio dei Dieci, presieduto da Massimo Bontempelli, aveva suscitato scandalo ed era stato censurato dal regime fascista per il racconto di un amore lesbico. È stato riproposto integralmente soltanto nel 1982.

L’anno seguente ha visto la luce Marianna, pubblicato sulle pagine de La Fiera Letteraria che, nel 1932 ha vinto il Premio Galante (così chiamato in quanto conferito esclusivamente alle donne). Anche qui emergono figure femminili complesse, lontane dagli stereotipi e dalla mentalità del tempo.

Cortile a Cleopatra del 1936, ambientato in Egitto, racconta la vita degli abitanti di un palazzo nel quartiere Cleopatra di Alessandria. Un affresco sociale che intreccia borghesia europea e realtà locale, mostrando tensioni di classe, genere e potere.

L’avanzata di nazismo e fascismo in Europa l’hanno vista partecipante attiva della vita culturale e sociale della comunità italiana in Egitto. Durante la seconda guerra mondiale, ha condotto un programma di propaganda antifascista a Radio Cairo entrando in contatto con numerosi fuorusciti italiani, compreso Palmiro Togliatti. Nel 1943, ha fondato e diretto il settimanale per i prigionieri italiani Fronte Unito, poi diventato Il Mattino della Domenica.

Grazie alla sua lunga amicizia con Sibilla Aleramo, si è avvicinata alle lotte per la rivendicazione dei diritti delle donne.

Rientrata in Italia, nel 1947, ha collaborato con diverse testate come  RinascitaItalia NuovaNoi donneIl Contemporaneo e, saltuariamente, con  l’Unità. ha scritto reportage sulla condizione delle mondine nelle risaie, delle artigiane sottopagate e delle contadine costrette a lavorare fino al nono mese di gravidanza.

È stata tra le prime intellettuali a raccontare il contributo delle donne alla Resistenza.

Ha anche collaborato ad alcune sceneggiature per il cinema insieme a Sergio Amidei. Separatasi dal marito, era andata a vivere a Roma con la madre e, dopo la sua morte, si era trasferita in Kuwait dalla figlia Lily, soggiornando lungamente a Roma o nel varesotto.

Dopo diversi anni di silenzio letterario, nel 1961 ha dato alla luce Ballata Levantina, romanzo corale che narra la storia di una famiglia italiana in Egitto sullo sfondo delle trasformazioni politiche tra Ottocento e Novecento, riproponendosi all’attenzione della critica e ottenendo il secondo posto al Premio Strega.

Si è poi classifica terza allo Strega con Un inverno freddissimo del 1966, vicenda ambientata in una Milano postbellica che racconta il disagio sociale italiano. Dal romanzo venne tratto lo sceneggiato televisivo Camilla, interpretato da Giulietta Masina.

Nel 1972 ha dato alle stampe il romanzo Il vento sulla sabbia e, nel 1976, si è aggiudicata il Premio Strega con Le quattro ragazze Wieselberger, romanzo in cui ricostruisce le atmosfere triestine della sua infanzia, mostrando come le decisioni politiche ricadano sulle vite quotidiane, soprattutto delle donne. Le sue protagoniste osservano, subiscono, reagiscono.

Negli ultimi anni della sua vita si è trasferita in Inghilterra dedicandosi alla traduzione di opere come Giro di vite di Henry James, Piccole donne di Louise May Alcott e Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrell

Si è spenta a Londra il 12 marzo 1994, aveva 96 anni.

Scrittrice antifascista e senza patria, pioniera nel raccontare l’amore e il desiderio tra donne, è stata una fervente critica del colonialismo e una giornalista attenta alle disuguaglianze di genere.

Le sue protagoniste non sono mai semplici vittime: sono donne che osservano, pensano, dissentono.

Nonostante il successo del Premio Strega, Fausta Cialente è rimasta ai margini del canone letterario dominante, forse a causa del suo isolamento dai salotti culturali e la sua indipendenza intellettuale.

Eppure la sua scrittura — elegante, politica, profonda — merita una maggiore attenzione.

Ha avuto il coraggio di interrogare il potere, la guerra, il patriarcato e il colonialismo quando farlo era scomodo e soprattutto pericoloso.

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