Da una parte è un’affermazione coraggiosa che dice “non mi vergogno” e “non sono sola”. Dall’altra è una frase che una sopravvissuta rivolge a un’altra sopravvissuta, per dirle “ti vedo, ti ascolto, ti capisco, e ci sono per te”.
Tarana Burke, attivista e scrittrice statunitense, è la fondatrice del movimento MeToo., nato per restituire alle sopravvissute di violenza sessuale uno spazio di riconoscimento reciproco, prima ancora di diventare un hashtag globale.
Per quasi trent’anni, ha lavorato all’intersezione tra giustizia razziale, arte e cultura, lotta alla violenza e parità di genere.
Mossa dall’impegno a contrastare la violenza sessuale e altre disuguaglianze sistemiche che colpiscono in modo sproporzionato le donne e le ragazze nere, ha ideato, guidato e partecipato a diverse campagne incentrate sull’aumento dell’accesso alle risorse e al supporto per le comunità colpite, tra cui il celebre movimento Me Too., nato nel 2006 e diventato un fenomeno virale globale nell’ottobre del 2017 dopo lo scandalo legato al produttore Harvey Weinstein
È nata il 12 settembre 1973 a New York, nel Bronx, dove ha frequentato la Herbert H. Lehman High School per poi iscriversi alla Alabama State University e laurearsi alla Auburn University at Montgomery.
Ancora adolescente, alla fine degli anni Ottanta, ha aderito al 21st Century Youth Leadership Movement, un’organizzazione giovanile impegnata contro la brutalità della polizia e per la giustizia abitativa ed economica. Determinata e combattiva, era convinta fin da allora che la propria vita sarebbe stata al servizio di una causa più grande.
Dopo la laurea si è trasferita a Selma, in Alabama, dove ha lavorato per anni nell’organizzazione comunitaria, come consulente curatoriale del National Voting Rights Museum & Institute e poi come direttrice esecutiva del Black Belt Arts and Cultural Center.
Negli anni, ha incontrato numerose adolescenti razzializzate che avevano subito abusi e, nel 2005, ha deciso di fondare Just Be Inc., organizzazione dedicata all’empowerment e al benessere delle ragazze nere.
Dal 2006 ha iniziato a usare pubblicamente la frase “me too” come principio guida, per sostenere le donne razzializzate e le vittime di violenza o abusi sessuali, aiutandole a non sentirsi sole.
Nel 2021 ha curato, con la psicologa Brené Brown, il volume You Are Your Best Thing: Vulnerability, Shame Resilience, and the Black Experience.
Nella sua autobiografia Unbound: My Story of Liberation and the Birth of the Me Too Movement, ha ricondotto l’origine più profonda del movimento non al 2017, ma alla sua personale storia di violenza subita da bambina.
Dobbiamo alle generazioni future niente di meno di un mondo libero dalla violenza sessuale.















