Per pace non si intende semplicemente assenza di guerra, ma il dispiegamento di tutta una serie di processi costruttivi e vitali che si rivolgono alla realizzazione di uno sviluppo comune.
Jane Addams, riformatrice sociale, scrittrice e attivista, è stata la prima statunitense a ricevere il Premio Nobel per la Pace, nel 1931.
Ha fondato Hull House, la prima settlement house americana, un centro di accoglienza e supporto per persone povere e immigrate, e presieduto il Congresso Internazionale delle Donne per la Pace all’Aia, durante la Prima guerra mondiale.
Ha costruito la sua idea di giustizia rinunciando ad agi e ricchezza per abitare la povertà.
Nata il 6 settembre 1860 a Cedarville, in Illinois, era l’ottava figlia di Sarah Weber, morta quando lei aveva solo due anni, e di John Huy Addams, quacchero e abolizionista, che aveva svolto otto mandati nel Senato dello stato dell’Illinois ed era amico di Abraham Lincoln.
Crebbe in una famiglia agiata ricevendo un’educazione di alto livello. Si laureò nel 1881 al Rockford Female Seminary, prima della sua classe. Tentò poi di studiare medicina al Woman’s Medical College of Pennsylvania, ma un grave problema alla colonna vertebrale la costrinse ad abbandonare gli studi e a sottoporsi a un intervento chirurgico.
Seguirono anni di viaggi in Europa, tra teatri, musei e salotti, la vita che ci si aspettava da una giovane ricca e istruita. Ma a lei quella vita non bastava, voleva uno scopo, non un passatempo.
Nel 1888 visitò Toynbee Hall, una settlement house nell’East End di Londra dove persone istruite vivevano tra quelle povere per condividerne l’esperienza quotidiana. Fu lì che capì che non voleva offrire carità da lontano, ma abitare accanto a chi soffriva.
Il 18 settembre 1889, insieme all’amica Ellen Gates Starr, si trasferì in una vecchia villa fatiscente all’800 di South Halsted Street, nel Distretto Diciannove di Chicago, uno dei quartieri più poveri e sovraffollati della città, abitato in gran parte da famiglie immigrate e circondato da mattatoi e fumo industriale. Nacque così Hull House, la prima settlement house degli Stati Uniti.
Le donne del quartiere iniziarono presto a bussare con richieste concrete. Chi chiedeva un posto dove lasciare le figlie e i figli mentre lavorava, chi chiedeva di imparare l’inglese per parlare con i padroni di casa e con i medici, chi chiedeva uno spazio sicuro dove far giocare bambine e bambini lontano dalle strade sporche e pericolose. Jane Addams rispose aprendo un asilo nido, organizzando corsi di lingua e promuovendo uno dei primi spazi ricreativi pubblici di Chicago. Hull House non fu mai un’opera di carità, ma una risposta a bisogni reali.
A differenza di chi allora praticava l’assistenza sociale tornando ogni sera nella propria casa, scelse di vivere stabilmente nel quartiere, condividendone i rischi oltre che le fatiche e, nel 1895, contrasse il tifo.
Nel 1902, quando un’epidemia colpì di nuovo il distretto causando un sesto dei decessi cittadini pur ospitando appena un trentaseiesimo della popolazione, le residenti di Hull House condussero una delle prime indagini sanitarie di quartiere del paese, e i risultati portarono alla riorganizzazione del servizio sanitario municipale.
Accanto a lei, negli anni, si stabilì anche Mary Rozet Smith, sua compagna di vita per oltre quarant’anni e tra le principali sostenitrici finanziarie di Hull House, che divenne un laboratorio di riforma sociale.
Vi lavorarono anche Florence Kelley, che documentò gli abusi del lavoro minorile e spinse per le prime leggi di tutela dell’infanzia, e Julia Lathrop, che si occupò delle condizioni delle persone con disagio mentale e che, nel 1912, divenne la prima donna a dirigere un ufficio federale statunitense, il neonato Children’s Bureau, e Alice Hamilton, che studiò le malattie industriali come l’avvelenamento da piombo e divenne pioniera della medicina del lavoro.
Jane Addams scrisse molto, in tutto undici libri e centinaia di articoli. In Democracy and Social Ethics, del 1902, e in Newer Ideals of Peace, del 1907, elaborò la propria idea di una democrazia sostanziale, fondata sulla partecipazione delle persone escluse, non come questione di diritti astratti ma come necessità concreta per una società più giusta.
Nelle due autobiografie, Twenty Years at Hull-House, del 1910, e The Second Twenty Years at Hull-House, del 1930, ha raccontato lo stesso ideale attraverso le storie vere della gente del Distretto Diciannove.
Nel 1912, ormai conosciuta in tutto il paese, mise la propria notorietà al servizio della campagna presidenziale di Theodore Roosevelt e del nascente Partito Progressista. Non fu un’adesione priva di riserve, contestò la proposta del partito di costruire due corazzate all’anno e si oppose al rifiuto di ammettere le delegate e i delegati neri del Sud. Alle elezioni vinse Woodrow Wilson, che due anni dopo avrebbe portato gli Stati Uniti in guerra.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, scelse una posizione che le costò cara, si oppose al conflitto, convinta che le nazioni dovessero negoziare e che uccidere non fosse mai giustificabile.
Nell’inverno tra il 1914 e il 1915 attraversò gli Stati Uniti insieme a Rosika Schwimmer ed Emmeline Pethick-Lawrence per incoraggiare le donne a organizzarsi politicamente per la pace, e accettò la presidenza del neonato Women’s Peace Party.
Il 12 aprile 1915 salpò per l’Europa a bordo del transatlantico Noordam, diretta al Congresso Internazionale delle Donne organizzato all’Aia dalla suffragista olandese Aletta Jacobs. Il congresso adottò come risoluzione la proposta di Julia Grace Wales, Continuous Mediation without Armistice, e Jane Addams fece parte della delegazione che la portò personalmente ai capi di stato e ministri europei.
Tornata dall’Europa, dove aveva visto da vicino gli orrori della guerra, il 9 luglio 1915 tenne un celebre discorso alla Carnegie Hall di New York in cui raccontò che ai giovani soldati venivano somministrati stimolanti prima di ordinare loro una carica alla baionetta. Voleva dimostrare che la ripugnanza verso la violenza era un istinto umano diffuso, ma la stampa la accusò di aver insultato il coraggio dei soldati. Theodore Roosevelt, un tempo suo alleato, la bollò come parte di una “sorellanza urlante” e la chiamò “povera Jane sanguinante“. Per anni fu sorvegliata come potenziale simpatizzante nemica e finì in diverse liste nere anticomuniste, lei che pochi anni prima era stata definita la donna più amata d’America.
Nel 1919 fondò la Women’s International League for Peace and Freedom, che presiedette fino al 1929 e di cui restò presidente onoraria fino alla morte.
Negli ultimi anni della sua vita si avvicinò al pensiero di Gandhi, che vedeva nella non-violenza non un’utopia ma una prospettiva politica realistica. Il Mahatma, dal canto suo, apprezzava il lavoro della Lega e pubblicò sulla rivista Young India, che dirigeva, alcuni estratti di Twenty Years at Hull-House.
Nel 1931 Jane Addams scrisse il saggio Tolstoy and Gandhi in cui sosteneva che l’unica resistenza davvero efficace alla violenza fosse quella che oppone l’amore all’odio e la mitezza alla crudeltà.
Nello stesso anno ricevette il Premio Nobel per la Pace insieme a Nicholas Murray Butler, aveva 71 anni e il giorno della premiazione si trovava ricoverata in ospedale, i medici le sconsigliarono il viaggio fino a Oslo, e non tenne mai il discorso di accettazione.
Si spense il 21 maggio 1935 a Chicago, per un cancro scoperto durante un intervento chirurgico soltanto tre giorni prima.
Jane Addams è stata amata come una santa e poi bollata come una pericolosa sovversiva, ma non ha mai arretrato. Quella coerenza le è costata cara, sorveglianza, sospetto, isolamento politico negli anni in cui avrebbe avuto più bisogno di essere ascoltata. Ma la sua idea di giustizia è sopravvissuta in ogni persona che ha potuto usufruire dei diritti per i quali si è tanto spesa.
Il bene che conquistiamo per noi è precario e incerto finché non è assicurato per tutte le persone e incorporato nella nostra vita comune.















