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Rossana Rossanda

Rossana Rossanda - scrittrice, traduttrice, dirigente del PCI negli anni cinquanta e sessanta, fondatrice de Il Manifesto.

Per essere liberi bisogna saper rischiare. La libertà è un rischio.

Rossana Rossanda è stata una giornalista, scrittrice e traduttrice italiana, dirigente del Partito Comunista Italiano negli anni cinquanta e sessanta e cofondatrice de il manifesto.

La sua vita ha attraversato quasi un secolo di storia italiana, dalla Resistenza alla stagione dei movimenti, restando fino alla fine una delle voci più autorevoli e scomode della sinistra del Paese.

Era nata a Pola, in Istria, il 23 aprile 1924. La sua era una famiglia benestante, che la crisi del 1929 aveva poi ridotto in ristrettezze. Dopo l’infanzia trascorsa a Venezia presso alcuni zii, si era trasferita con la famiglia a Milano. Qui, tra il 1937 e il 1940, aveva frequentato il liceo classico Manzoni, anticipando di un anno l’esame di maturità. Si era formata sotto la guida del filosofo Antonio Banfi, il cui figlio Rodolfo avrebbe sposato per un breve periodo.

Ancora giovanissima, a soli diciannove anni, aveva preso parte alla Resistenza a Milano. Alla fine della guerra, nel 1946, si è iscritta al Partito Comunista Italiano, dando inizio a una rapida ascesa nell’apparato del partito. Negli anni Cinquanta ha diretto la Casa della Cultura di Milano, punto di riferimento per intellettuali vicini e non al PCI. Nel 1958 è entrata nel Comitato centrale. Dal 1962, trasferitasi a Roma, ha guidato per alcuni anni la sezione culturale del partito, affiancando dal 1963 al 1968 il mandato di deputata alla Camera.

Nel 1968, con la pubblicazione del saggio L’anno degli studenti, ha mostrato pubblicamente la sua adesione al movimento di contestazione giovanile. L’anno successivo, nel giugno 1969, ha fondato insieme a Lucio Magri, Luigi Pintor, Valentino Parlato, Luciana Castellina e Aldo Natoli la rivista mensile “il manifesto”, su posizioni fortemente critiche verso l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Per quella scelta, ritenuta frazionismo dai vertici del partito, il Comitato centrale del PCI ha votato, il 25 novembre 1969, la radiazione di Rossana Rossanda insieme agli altri fondatori della rivista.

Lungi dal fermarla, l’espulsione ha dato slancio al progetto. Nel 1971 “il manifesto” è diventato un quotidiano, di cui è stata più volte direttrice. Dal 1976 al 1979 ha militato nel Partito di Unità Proletaria per il comunismo. Ha lasciato definitivamente il giornale solo nel 2012, per divergenze con la nuova direzione.

Nel corso della sua vita ha pubblicato numerosi saggi e libri. Tra questi, “Le altre” (1980), “Un viaggio inutile” (1981), “Anche per me” (1987), “Note a margine” (1996) e l’autobiografia “La ragazza del secolo scorso” (2005), arrivata seconda al Premio Strega 2006.

Nel 2018, con “Questo corpo che mi abita“, scritto insieme a Lea Melandri, ha affrontato, con la consueta lucidità, il tema dell’invecchiamento e della progressiva distanza tra la propria mente e il proprio corpo.

Negli ultimi anni della sua vita un ictus l’aveva costretta su una sedia. Non le aveva tolto, però, la lucidità né l’ironia che l’avevano sempre contraddistinta. È morta nella sua abitazione romana il 20 settembre 2020, all’età di novantasei anni.

Rossana Rossanda non ha mai smesso di rischiare: prima con la scelta della Resistenza, poi con quella di rompere con il partito a cui aveva dedicato la vita, pur di restare fedele alle proprie idee. Si è rifiutata, fino all’ultimo, di scegliere la strada più comoda.

Non sono mai stata populista: non lo può essere chi è venuto alla politica dal rifiuto del fascismo.

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