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Janis Rafa

Janis Rafa

Mi piace creare mondi e interpretazioni possibili che mettono al centro spazi e comunità marginalizzati, che riguardano per esempio i rifugiati costretti a condurre una vita nascosta. Sono figure che restituiscono la complessità delle relazioni in una realtà in cui, oltre all’umano e all’animale, vi sono altre forme di vita.

Janis Rafa è un’artista visiva greca che utilizza prevalentemente il linguaggio cinematografico, attraverso lungometraggi e video-istallazioni.

Le sue opere, spesso permeate da elementi di realismo magico, esplorano il potenziale simbolico della relazione tra umani e altre specie, riflettendo su temi come mortalità, coesistenza e coscienza ecologica.

Nonostante gli elementi fantastici, i suoi film sono ben lontani dall’essere opere fantasy di evasione. Con crudo realismo denuncia la violenza contro le donne.

Nata col nome di Janis Rafailidou ad Atene nel 1984, figlia di artisti, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Atene, conseguito un master in arte visiva all’università di Leeds, Gran Bretagna e ottenuto un un dottorato in filosofia sulla teoria e la pratica del video.

Ha tenuto residenze artistiche e raccolto premi in giro per il mondo. Ha esposto in gallerie e musei di tutto il mondo, i suoi lavori sono stati inclusi in importanti festival cinematografici e mostre personali e collettive.

Il suo primo lungometraggio Kala azar, co-produzione greco-olandese, segue il vagabondare, attraverso il desolato paesaggio post-industriale della Grecia, di una giovane coppia votata a dare degna sepoltura agli animali.

Lacerate commissionatole nel 2020 durante la pandemia per denunciare il tema della violenza domestica, con cui ha collaborato al film collettivo Mascarilla 19, con uno stile potente e raffinato, mette in scena in un interno fatiscente, una tragedia quotidiana in chiave di metafora in cui il personaggio femminile non è più la vittima che attende di essere salvata. Nel suo immaginario il realistico e il metafisico, il sociologico e l’antropologico, il politico e il poetico, si fondono in modo inevitabile dando vita a una singolare narrazione priva di dialoghi, dove quasi sempre al centro vi è l’incontro tra l’elemento umano e quello animale, accomunati dallo stesso fatale destino.

Con la sua visione creativa e il suo approccio sperimentale, ha aperto nuove strade per esplorare il potere dell’immagine e della narrazione visiva.

Credo che il modo più efficace per parlare della violenza sia riflettere sull’eredità della sua trasmissione tra le generazioni, e dagli umani agli animali. Compresa la nozione di violenza anche storica che riguarda la rappresentazione nell’arte e nella storia occidentale in cui la figura umana domina costantemente la natura e ogni altro luogo.

#unadonnalgiorno

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