attivismodiritti umanimusica

Joan Baez ha trasformato in musica rivoluzione e lotta

Joan Baez musicista e attivista

Joan Baez è la più grande folksinger della storia. Icona del pacifismo e della lotta per i diritti civili, voce calda e vibrante, ha saputo trasformare in musica rivoluzioni e lotte.

È stata chiamata “l’usignolo di Woodstock” dopo la sua celeberrima esibizione al festival nel 1969.

Joan Chandos Baez è nata a Staten Island, New York il 9 gennaio del 1941, figlia di Joan Bridge Baez, professoressa di letteratura nata in Scozia e di Albert Vinicio Baez famosissimo fisico di origine messicana che ha inventato il microscopio a raggi X, autore dei testi di fisica più usati negli Usa, si è rifiutato di lavorare al Progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica. E ancora, durante la guerra fredda ha rifiutato importanti lavori per l’industria bellica, cosa che ha influenzato profondamente l’impegno pacifista di Joan.

Joan è la seconda di tre sorelle Pauline e Mimi, anch’ella cantante e attivista, che ha fondato, tra l’altro, l’organizzazione Bread and Roses.

L’indole pacifista come la compassione verso i più deboli, la apprende viaggiando per il lavoro del padre con l’UNESCO, ha girato molti paesi e vissuto a Baghdad nel 1951, dove ha assistito a numerose scene di violenza e povertà.

Inizia a suonare l’ukulele a otto anni.

Tornata negli Stati Uniti, deve fronteggiare le discriminazioni per le sue origini messicane e una politica americana guerrafondaia e tendente all’isolazionismo.

A sedici anni compie il suo primo atto di disobbedienza civile, rifiuta di prendere parte a una simulazione di evacuazione nella sua scuola: al suono della campanella se resta seduta al proprio banco a leggere un libro. Gli insegnanti la puniscono e la comunità la addita come un’infiltrata comunista, ma lei ignora le malelingue, ha già la testa nella musica, acquista per 50 dollari la sua prima chitarra, una Gibson acustica.

Nel 1958 la famiglia si trasferisce a Boston dove il padre lavora al MIT. In quel periodo la città era al centro della scena musicale folk. La giovane Joan frequenta l’università, che poi lascia, e si esibisce nei club della città.

Nel 1959 partecipa al Newport Folk Festival,  l’anno successivo, a soli 19 anni, incide il suo primo album, dal titolo JOAN BAEZ.

Da subito è chiaro il suo intento, vuole rendere il microfono un megafono per urlare al mondo le ingiustizie che lo affliggono.

È di fatto, praticamente impossibile separare, nella sua vita, la passione politica da quella musicale.

Negli anni Sessanta Joan Baez, in piedi sul palco, spesso a piedi nudi, con i lunghi capelli sciolti sulle spalle, viene chiamata la “madonna del folk” e la “regina della folk music”. Il suo repertorio era composto da lunghe, tristi ballate che affondavano le loro radici nel vastissimo patrimonio del folklore americano.

Nel 1961 Joan Baez conosce Bob Dylan, allora ancora sconosciuto al grande pubblico, ne nasce una storia d’amore e un connubio artistico.

Tra il 1962 e il 1963, Joan Baez fa conoscere Bob Dylan al grande pubblico: mentre lei era già famosa, lui è agli esordi della sua straordinaria carriera. Dall’incontro con Dylan, Baez esce profondamente arricchita sul piano musicale; le sono rimaste in eredità alcune canzoni del poeta, autentici gioielli, scritte per lei: Farewell Angelina e Love is just a four letter word che ancora oggi fanno parte del suo repertorio.

I due venivano considerati la regina e il re delle canzoni di protesta.

È rimasta particolarmente famosa la loro apparizione il 28 luglio 1963 al Festival Folk di Newport, quando cantano, insieme a altri artisti We shall overcome, l’inno della lotta per i diritti civili.

Joan Baez in quegli anni fa incetta di dischi d’oro, si appassiona alle battaglie di Martin Luther King, lo segue nella sua marcia per i diritti civili a Washington, il 28 agosto 1963, quella del suo discorso più famoso e dell’intramontabile “I have a dream”.

Nel 1964 incita pubblicamente alla resistenza fiscale, trattenendo il 6% delle sue tasse, la percentuale normalmente destinata ai fondi militari. Nel 1965, assieme al suo mentore Ira Sandperl, fonda l’Istituto per lo studio della Nonviolenza e nei suoi concerti incita alla diserzione.

Le strade dei due musicisti si dividono nel 1965, per ragioni politiche e personali. Bob Dylan smette di occuparsi attivamente di politica mentre Joan Baez continuerà per tutta la sua esistenza.

Sono passati alla storia i suoi concerti nel Sud degli USA, dove ancora c’era la segregazione razziale e Joan Baez pretendeva di esibirsi di fronte a un pubblico misto, di bianchi e neri. E ancora la marcia, insieme a Martin Luther King, nel profondo Sud, per favorire l’integrazione di bambini e bambine neri/e nelle scuole.

Combatte nel movimento americano contro la guerra del Vietnam, nello stesso periodo fonda Humanitas, un’organizzazione internazionale dei diritti umani.

Joan Baez, con grande coerenza, continua a manifestare e a marciare, nella convinzione che le canzoni possono cambiare il mondo.

Nell’ottobre del 1967, con sua madre e altre settanta donne viene arrestata per aver bloccato l’ingresso di giovani reclute all’Oakland California Induction Center, in sostegno dei giovani che rifiutavano la leva.

Incarcerata nella prigione di Santa Rita, incontra David Harris, giornalista e attivista americano. Usciti dal carcere, dopo appena tre mesi dal loro primo incontro, i due si sposano. L’anno dopo, Harris viene arrestato e rimarrà in prigione per 20 mesi per aver fondato The Resistance, organizzazione nata per dissuadere i giovani americani dall’arruolarsi per andare in guerra contro il Vietnam.

Mentre lui è in prigione, nel 1969, Joan Baez si esibisce incinta di suo figlio Gabriel, sul palco di Woodstock, dove denuncia l’ingiusta detenzione del marito.

Durante l’escalation della guerra in Vietnam, nel Natale del 1972, si reca a Hanoi, dove assiste a uno dei bombardamenti più violenti scatenati dall’amministrazione Nixon, 11 giorni ininterrotti. Questa esperienza  confluisce nell’album Where are you now my son? che rappresenta, forse, il momento più alto del suo intreccio ostinato tra musica e politica.

Partecipa alla fondazione di Amnesty International negli Stati Uniti.

Ha avuto un grande ruolo nelle battaglie per i diritti civili delle persone omosessuali. Nel 1978 si è esibita in molti concerti di beneficenza contro la Proposizione 6 (detta anche “Iniziativa Briggs”), che proponeva il licenziamento di tutti gli insegnanti omosessuali dalle scuole pubbliche della California. Nello stesso anno partecipa a marce commemorative per Harvey Milk, legislatore di San Francisco assassinato da un ex collega. Negli anni novanta è apparsa assieme all’amica Janis Ian a un concerto di beneficenza per la National Gay and Lesbian Task Force, e si è esibita alla San Francisco Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Pride March. Il suo brano Altar Boy and the Thief, dall’album del 1977 Blowin’ Away, è dedicato ai fans Lgbt.

Nel 1980 riceve la laurea honoris causa in Lettere dalla Antioch University e Rutgers University per l’attivismo politico e l’universalità della sua musica.

Nel 1984 partecipa alla Rolling Thunder Revue, grande tour musicale voluto da Bob Dylan con una serie di concerti in Europa.

Il giorno dell’Earth Day, nel 1998, con l’amica Bonnie Raitt è salita in cima a una sequoia per fare visita all’attivista ambientalista Julia Butterfly Hill, che si era accampata lì per proteggere l’albero dagli speculatori.

Joan Baez ha continuato a esprimere la sua solidarietà nei confronti di tutti coloro che soffrivano a causa di governi totalitari: ha cantato per i cileni, per le madri dei desaparacidos in Argentina, per Sacharov e sua moglie Yelena Bonner, per Vaclav Havel per i boat people della Cambogia e, in anni più vicini a noi, per gli abitanti della Bosnia e dell’Iraq.

Durante la presidenza Bush, in tutti i suoi concerti  dedica a Michael Moore il brano Joe Hill e, nelle date all’estero, prima di iniziare il concerto, dice nella lingua locale: «Chiedo scusa per quello che il mio governo sta facendo al mondo

Il 17 luglio 2006 ha ricevuto il Distinguished Leadership Award dalla Legal Community Against Violence per il suo impegno costante contro ogni tipo di violenza.

Nel 2006 va a vivere su un albero in un parco collettivo di 5,7 ettari dove, dal 1992, circa 350 immigrati latino-americani vivono coltivando frutta e verdura. Lo scopo è protestare contro lo sfratto degli abitanti per abbattere il parco e costruire uno stabilimento industriale.

Nel 2007 riceve il Grammy alla carriera.

Il 22 luglio 2008 si è esibita nell’evento Live for Emergency in Piazza San Marco a Venezia per sostenere Gino Strada e Emergency.

Nel 2010  è stata insignita del titolo Dama dell’Ordine delle Arti e delle Lettere di Spagna.

Nel 2017 ha scritto Nasty Man, una canzone contro Donald Trump che ha lanciato su Facebook dove è diventata virale.

Lo stesso anno è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame, l’archivio a Cleveland che raccoglie nomi e informazioni su artisti e artiste più influenti della storia della musica.

Il suo ultimo album è del 2018, Whistle Down the Wind. 

Oggi, Joan Baez, icona del movimento per i diritti civili degli anni 60 e della lotta contro la guerra in Vietnam nei ’70, non si è certo arresa, coi capelli corti e argentei, senza nascondere nemmeno una ruga, continua le sue battaglie, dal vivo quando può, ma è anche molto attiva sui social dove regala perle dei suoi pezzi eseguiti da casa sua.

Oggi compie ottant’anni e i potenti la temono ancora e fanno bene.

#unadonnalgiorno

 

 

 

You may also like

Comments are closed.

More in attivismo