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Margaret Atwood e il femminismo distopico

Margaret Atwood scrittrice canadese

Margaret Atwood è una poeta, scrittrice e ambientalista canadese. Critica letteraria e attivista femminista. È forse la scrittrice vivente di narrativa e fantascienza (meglio narrativa speculativa) più premiata. Conosciuta soprattutto per i suoi romanzi e poesie, svolge un’intensa e notevole attività femminista. Molte delle sue poesie sono ispirate a miti e fiabe, che costituiscono uno dei suoi particolari interessi fin dalla più tenera età. Scrittrice estremamente prolifica, ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte di poesia, libri per bambini/e e saggi. Ha scritto sceneggiature per la radio e la televisione canadese. Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per L’assassino cieco e nel 2008 il premio Principe delle Asturie

Margaret Eleanor Atwood è nata a Ottawa (Ontario, Canada) il 18 novembre 1939, due mesi dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Seconda di tre figli, il padre Carl Edmund Atwood era entomologo, la madre Margaret Dorothy Killiam  dietologa e nutrizionista. A causa delle ricerche del padre ha trascorso gran parte dell’infanzia nelle grandi foreste del Quebec. Non frequenterà la scuola a tempo pieno fino all’età di 11 anni. Ha iniziato a scrivere prestissimo, a soli sei anni.

Oltre che poeta e scrittrice, è ricordata come prolifica critica letteraria. Dal 1980, milita nel Partito Verde del Canada. Attivista femminista, già nel 1950, aveva cominciato a occuparsi di temi sociali come i diritti delle donne e le tematiche di genere.

Le sue opere testimoniano una continua e profonda preoccupazione per la civiltà occidentale e per la politica, da lei considerate a un crescente stadio di degrado. Da La donna da mangiare a Tornare a galla fino a Il racconto dell’ancellaVera spazzatura e altri raccontiL’ultimo degli uomini e L’anno del Diluvio, la narrativa di Margaret Atwood si presenta in una veste tormentata e visionaria, con barlumi di spiragli ottimistici.

Margaret Atwood è oggi più attuale che mai. I suoi racconti parlano di società misogine, di teocrazie, di oppressione, di disastri ambientali, di criminalità e del male.

L’America odierna ne è la più alta esemplificazione: il recente ritorno di quella che può definirsi una società patriarcale trova infatti molte affinità con la comunità misogina descritta ne Il racconto dell’ancella, racconto femminista distopico in cui la donna viene totalmente oggettivata al servizio dell’uomo, affinché gli dia figli e lo soddisfi.

Il romanzo, pubblicato nel 1985 e ambientato in un futuro indefinito, è ambientato in una teocrazia totalitarista che fa di alcuni versi biblici la sua costituzione, esercitando un controllo totale nella vita pubblica e privata dei suoi cittadini.

Alla base de Il racconto dell’ancella c’è anche una tematica ambientale, volta a sensibilizzare lettori e lettrici sui danni causati dall’inquinamento, e lo fa donando una cornice al romanzo, ambientandolo in un futuro in cui alla terra è afflitta da una punizione divina, la sterilità, come risposta all’eccessiva contaminazione delle industrie.
Ed è qui che entrano in gioco le ancelle, che svolgono un pantomimico ruolo materno, intervengono a procreare figli qualora le donne delle famiglie più ricche fossero sterili.

Alias Grace fa luce su drammi ancora più terrificanti, quelli interiori, indagando il Male che turba la psiche umana. La lettera maiuscola rende propriamente l’accezione spaventosa e ignota di quell’entità che ha preso il controllo di Grace, rendendola una pluriomicida senza coscienza.

Rilegata al ruolo di domestica a casa del comandante del carcere in cui era reclusa, un dottore inizia ad interessarsi al suo caso, con l’intento di definire se è isteria o pura vena criminale che si cela dietro ai suoi omicidi. Con l’escamotage dell’intervista psicologica, rappresentata da sequenze dialogiche potentissime, Grace svela progressivamente sé stessa, raccontandosi al lettore.

Nonostante l’ispirazione per il romanzo derivi da un accadimento reale, l’atemporalità dei topos del Male e della criminalità li rende sensibili a qualsiasi generazione.

L’autrice non sopporta che ai suoi racconti venga affibbiata la categoria di fantascienza, perché la sua finzione, non è frutto di fantasia e inventiva, ma nasce da fatti reali. Sarebbe più corretto chiamarla distopia femminista.

Ed è proprio quell’autenticità che si cela dietro alle sue storie a fare di Margaret Atwood un’autrice attualissima da leggere e rileggere. Ne è una dimostrazione il manifesto apparso alla Women March di Boston che dichiarava «Make Margaret Atwood fiction again» – facciamo ritornare Margaret Atwood una finzione.

Nei miei libri ho riportato soltanto quello che credevo queste persone pensassero di chi ha il potere, e di solito ad averlo sono suprematisti bianchi o integralisti religiosi che usano la religione come facciata per poi fare altro. L’unico messaggio possibile verso queste persone è: non li votate, non lasciate che salgano al potere.

Scrittrice tormentata e visionaria: i suoi lavori dagli anni ’90 hanno visto una continua e profonda preoccupazione per la civiltà occidentale e per la politica, considerati all’ultimo stadio di disintegrazione.

Cultura e ironia sono due componenti fondamentali della sua opera, accompagnate da sensibili cambiamenti di stile da opera a opera e continui rimandi sia a episodi della vita contemporanea, sia a scrittori e scrittrici di epoche precedenti.

 

#unadonnalgiorno

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