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Maria Spiridonova

Maria Spiridonova è ricordata come una delle figure più importanti della rivoluzione russa. Apparteneva al Partito Socialista rivoluzionario e trascorse la maggior parte della sua vita in esilio e in carcere, sia sotto il regime zarista che sotto quello sovietico. A causa della sua volontà inossidabile era conosciuta come la “La madonna del Socialismo rivoluzionario”.

Nacque a Tambov, il 16 ottobre 1884, la sua famiglia faceva parte della piccola nobiltà non ereditaria dell’Impero Russo.

La giovane Marija frequentò con profitto il ginnasio cittadino fintantoché la morte del padre e un primo accesso di tubercolosi non la costrinsero a lasciare tale scuola; in seguito fu in grado di studiare per qualche tempo da dentista a Mosca.

Rientrata a Tambov accettò un’occupazione come impiegata offertale dalla locale Assemblea della nobiltà, ma si lasciò coinvolgere dalla passione politica, venendo anche arrestata durante una manifestazione studentesca nel marzo del 1905, cosa che le costò il posto di lavoro. A settembre di quell’anno fece richiesta per essere ammessa ad un corso per assistenti paramedici (fel’dšery), ma la sua domanda fu rigettata per i suoi precedenti politici.

Ella si iscrisse allora, seguendo l’esempio delle due sorelle maggiori, al partito dei socialisti rivoluzionari (detti anche comunemente socialrivoluzionari, SR o esser), un’organizzazione politica a base contadina che si muoveva nel solco tracciato dal populismo russo, divenendone attivista a tempo pieno e legandosi anche sentimentalmente a uno dei leader locali del partito, Vladimir Kazimirovič Vol’skij. Marija Spiridonova fece parte di una squadra di combattimento di Tambov e fu una delle centinaia di giovani socialisti, donne e uomini, che parteciparono agli attentati.

Nel 1906 uccise un funzionario provinciale, Gavriil Luzhenovskij, per vendicare il suo ruolo da lui avuto nel soffocare nel sangue dei disordini contadini nel distretto di Tambov. travestita da studentessa liceale, non avendo possibilità di fuga, cercò di volgere la pistola contro sé stessa, ma venne immobilizzata, brutalizzata e arrestata dalla guardia cosacca di Luženovskij. Venne quindi tradotta alla locale stazione di polizia dove fu denudata, perquisita e sottoposta al ludibrio dei suoi carcerieri, e quindi, per oltre mezza giornata, interrogata e torturata da due ufficiali, P.F. Avramov, della guardia, e T.S. Ždanov, della polizia locale.[9] La notte fu trasportata a Tambov in treno e sottoposta, durante il viaggio, ad ulteriori maltrattamenti e a molestie sessuali, se non a un vero e proprio stupro, da parte di Abramov.

La cosa avrebbe potuto rimanere confinata nella cronaca della provincia russa, in cui gli attentati erano all’epoca praticamente quotidiani, se la Spiridonova non fosse riuscita a far pubblicare, il 12 febbraio, sul giornale liberale di San Pietroburgo «Rus’»[info 10] una lettera, molto ben costruita, in cui la giovane narrava dell’infame trattamento ricevuto, riportando anche delle minacce di stupro collettivo che le erano state indirizzate ed alludendo forse, velatamente, alla possibilità che lo stesso si fosse poi tradotto effettivamente in realtà.[9]

L’effetto della lettera della Spiridonova fu clamoroso. L’opinione pubblica progressista in Russia aveva già mostrato in passato la tendenza a guardare con occhio comprensivo all’attività dei terroristi, vista come una naturale reazione nei confronti delle infamie commesse dall’autocrazia: l’esempio più famoso di questo atteggiamento era stata nel 1878 l’assoluzione, da parte di una giuria popolare, della populista Vera Zasulič, rea confessa del tentativo di assassinare il generale Trepov. All’epoca della Spiridonova, il neocostituito Partito dei Cadetti, l’ala sinistra del liberalismo russo, che si accingeva a riportare un grosso successo nelle elezioni per la Duma del marzo 1906, flirtava apertamente con il terrorismo dei socialisti rivoluzionari, inteso sia come una forma di lotta altrui in qualche modo giustificata, sia come uno strumento di pressione e di minaccia da usare nei confronti dell’autocrazia. Un’eloquente vignetta pubblicata nel 1905 ironizzava nei confronti di questo atteggiamento mostrando un liberale prostrato davanti allo zar mentre suggeriva: «Maestà, conceda la costituzione, sennò i socialrivoluzionari sparano!».[10] Fatto si è che la lettera della Spiridonova fu presto ripresa da altri giornali; un inviato di «Rus’», Vsevolod A. Vladimirov, condusse un’inchiesta sul campo a Tambov da cui uscirono sette articoli alquanto sensazionalistici in cui lo stupro era dato per avvenuto (e dai quali la Spiridonova peraltro si dissociò); gli articoli furono subito raccolti in volumetto con sei immagini della rivoluzionaria;[11] la stampa liberale fu sommersa dalle lettere di indignazione contro l’oltraggio arrecato ad una donna, giovane, bella, da ritenersi per principio illibata[info 11] e, per di più, dal bel cognome autenticamente russo (e non come quelli di tante altre sue compagne appartenenti a minoranze nazionali, od ebree).[9]

L’11 marzo, comunque, la Spiridonova fu processata da una corte marziale e condannata a morte per impiccagione, ma il tribunale medesimo raccomandò che la condanna fosse commutata nei lavori forzati a vita, in ragione delle circostanze attenuanti; cosa che fu concessa il 20 dello stesso mese, “tenuto conto della sua malattia incurabile, la tubercolosi polmonare”.[9] La commutazione della pena non era stata in alcun modo richiesta o auspicata dalla Spiridonova, nella cui visione morale del terrorismo, comune alla gran parte dei suoi compagni dell’epoca, la propria morte costituiva il contrappasso desiderabile, ideale, a fronte della spaventosa decisione assunta, di togliere la vita ad altri.[12][info 12]

Il moto di opinione pubblica intanto continuò a rafforzarsi e, quando il 2 aprile l’aguzzino Abramov fu ucciso da un attentatore rimasto sconosciuto, una nuova ondata di critiche investì le autorità: non avendo sottoposto a giudizio l’ufficiale, lo avevano praticamente lasciato alla giustizia sommaria dei terroristi.[info 13] L’8 aprile le autorità resero pubblici i risultati dell’indagine tempestivamente ordinata dopo le accuse della Spiridonova, ma poi tenuti inspiegabilmente nel cassetto. Il rapporto ammetteva maltrattamenti fisici e verbali nei confronti della prigioniera, ma negava la parte più infamante delle accuse. Data la tendenza ormai dominante dell’opinione pubblica, al rapporto non fu dato credito perché sospettato di voler soltanto mettere a tacere lo scandalo. Il risultato finale delle vicende seguite all’attentato a Luženovskij fu comunque la mitizzazione come eroina-martire e, quasi, la santificazione della figura della Spiridonova come una sorta di Vergine delle plebi rurali angariate.[info 14] Se non sorprende che ella potesse essere nel cuore dei miseri contadini di Tambov per averli liberati da un aguzzino,

E un vero e proprio culto si diffuse per la Russia: i contadini di Tambov offrivano preghiere per la sua salute, una famiglia contadina della provincia di Voronež teneva appeso in casa un suo ritratto inquadrato in una cornice da icona. grande manifestazione tenutasi in Trafalgar Square il 14 luglio 1907, su iniziativa della Society of Friends of Russian Freedom, e la successiva raccolta di un cospicuo fondo destinato a finanziare la sua possibile fuga dalla prigionia.

Quantunque ancora molto sofferente per la tubercolosi (per tutto il tempo del processo aveva continuato a tossire in un fazzoletto tutto insanguinato),[info 16] il 19 maggio la Spiridonova venne tradotta a Mosca e rinchiusa, in transito, nella famigerata prigione di Butyrka, dove fu riunita con altre cinque socialrivoluzionarie che erano state condannate ai lavori forzati per atti terroristici compiuti nel periodo immediatamente precedente al suo. Il “sestetto” (šestërka), come il gruppo di rivoluzionarie venne chiamato,[info 17] era destinato, per l’esecuzione delle sentenze, al complesso di colonie penali detto Nerčinskaja katorga, situato nell’ampia zona del distretto minerario di Nerčinsk[info 18] nella Transbaikalia (la regione ad est del lago Bajkal), nelle immediate vicinanze del confine cinese. La traduzione al luogo di pena fu effettuata in treno, con partenza il 21 giugno, e ci volle un mese intero per arrivare a destinazione,[18] ma il viaggio si trasformò in una vera marcia trionfale, che mostrava il livello raggiunto dal mito Spiridonova. «Folle di operai, di contadini e di cittadini più abbienti si accalcavano al treno ad ogni fermata, e questo sia secondo i rapporti di polizia, sia secondo i ricordi di Aleksandra Izmajlovič», una delle componenti del “Sestetto”. Tra una fermata e l’altra, Marija Aleksandrovna giaceva esausta e febbricitante, tossendo sangue, ma poi, quando la gente si assiepava d’intorno al vagone, si alzava immancabilmente, si affacciava al finestrino, parlava affabilmente e discuteva con tutti, spiegava i programmi dei socialisti rivoluzionari.

Nonostante fosse una terrorista, molti russi simpatizzavano per lei, e dopo che venne arrestata, picchiata e probabilmente stuprata, il popolo sfogò la sua rabbia. All’inizio fu condannata a morte, ma il tribunale alleggerì la pena e spedì la Spiridonova in Siberia per dieci anni. L’ufficiale di cosacchi che l’aveva interrogata fu più tardi ucciso dai rivoluzionari.

Fu liberata solo dopo la Rivoluzione di febbraio del 1917 e, tornata a Pietrogrado, riprese la politica attiva e divenne uno dei leader del Partito Socialista Rivoluzionario di Sinistra, dopo la scissione dei Socialisti Rivoluzionari.

Non approvava i metodi bolscevichi, ma comprendeva le persone che simpatizzavano per il partito di Lenin. Quindi sostenne l’alleanza tra i due partiti dopo gli eventi dell’Ottobre, che portarono i bolscevichi al potere.

Tuttavia, l’alleanza fu di breve durata. Il Partito Socialista Rivoluzionario di Sinistra era nettamente contrario ad accettare le condizioni del trattato di Brest-Litovsk con la Germania, negoziate dai bolscevichi. Di conseguenza, il partito cercò di fare un colpo di stato nel luglio 1918, in cui la Spiridonova era fortemente coinvolta, e quando il tentativo fallì, fu nuovamente arrestata e finì in manicomio.

Questa donna determinata continuò a essere perseguitata dal regime sovietico e fu arrestata e deportata diverse volte. Nel 1937 fu privata per l’ennesima volta della libertà e, infine, venne fucilata nel settembre del 1941.

 

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