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Teresa Noce

Teresa Noce

Il dolore, fin da allora, mi si trasformò in furore e in desiderio di lotta.

Teresa Noce, partigiana e sindacalista, è stata tra le fondatrici del Partito Comunista Italiano e una delle ventuno donne elette all’Assemblea Costituente.

A lei si deve la proposta di legge per la tutela fisica ed economica delle lavoratrici, diventata la legge 860, che ha previsto permessi di lavoro retribuiti a partire dall’accertamento della gravidanza, il divieto di licenziamento delle donne incinte e l’esonero dai lavori usuranti, che ha costituito per anni la base della legislazione sul lavoro femminile in Italia.

Nata a Torino il 29 luglio 1900, era la secondogenita di Rosa Biletta e Pietro Noce, che aveva abbandonato presto la famiglia lasciandola in condizioni economiche modestissime. Era una bambina di grande intelligenza, caparbietà e desiderio di riscatto, che venne presto costretta ad abbandonare la scuola e a rinunciare al sogno di diventare maestra.

Aveva proseguito la propria istruzione da autodidatta, leggendo sempre anche mentre svolgeva vari mestieri: a undici anni aveva già partecipato al suo primo sciopero, per ottenere miglioramenti salariali e di orario, per poi fare la sarta, l’operaia in un biscottificio e, durante la Grande Guerra, la tornitrice alla Fiat Brevetti.

Dopo la morte della madre per malattia e quella del fratello in guerra, si era ritrovata sola e l’impegno politico era diventata la sua ragione di vita.

Nel 1919 aveva dato vita, insieme ad altri compagni, al circolo giovanile socialista torinese, per poi aderire, fin dalla sua fondazione nel 1921, al Partito Comunista d’Italia. In quel contesto aveva conosciuto Luigi Longo, allora studente di ingegneria, destinato a diventare un dirigente politico di primo piano, con cui era iniziata subito una storia d’amore.

Rimasta incinta si era ritrovata a fare i conti con la famiglia di lui che non accettava che il figlio sposasse una donna povera e comunista.

Attesero così due anni il matrimonio avvenuto nel 1926, dopo una lunga malattia che l’aveva molto debilitata. Nel frattempo erano già nati due figli: Luigi Libero, nel 1923, mentre il padre era imprigionato a San Vittore, lo stesso carcere in cui era stata rinchiusa poco prima anche lei, arrestata e poi rilasciata per insufficienza di prove pochi giorni prima del parto; e Pier Giuseppe, morto di meningite poco dopo la nascita.

Nel 1926, costretti all’illegalità dall’avanzata del fascismo, Teresa Noce e Luigi Longo presero la via dell’esilio, prima in Unione Sovietica, poi a Parigi e in Svizzera. In quel periodo nacque il terzo figlio, Giuseppe, detto Putisc, mentre lei, con il nome di battaglia Estella, compiva viaggi clandestini in Italia per svolgere propaganda e attività antifascista, lasciando il figlio piccolo alle cure dell’amica Olga Donini.

Nel 1936, insieme al marito, è stata tra i volontari accorsi in Spagna in difesa della Repubblica dopo lo scoppio della guerra civile, curando la redazione de Il volontario della libertà, il giornale degli italiani combattenti nelle Brigate Internazionali.

Arrestata in Francia nel 1940, venne internata nel campo di Rieucros, da cui venne liberata per intervento delle autorità sovietiche e autorizzata a tornare a Mosca, dove vivevano i figli, ma l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, nel giugno 1941, aveva impedito quel ricongiungimento.

Rimasta a Marsiglia, aveva lavorato per il Partito Comunista Francese e partecipato alla Resistenza nel gruppo dei francs-tireurs-et-partisans, prima di essere arrestata di nuovo nel 1943 e deportata in Germania, nei campi di concentramento di Ravensbrück e poi di Holleischen, in Cecoslovacchia, dove venne costretta al lavoro forzato in una fabbrica di munizioni fino alla liberazione da parte dell’esercito sovietico.

Tornata in Italia nel 1945, si era ributtata a capofitto nell’attività politica. Nominata alla Consulta Nazionale, nel 1946 è stata la prima eletta della propria circoscrizione all’Assemblea Costituente. Tra le più votate del PCI a livello nazionale, era entrata a far parte della Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo della Costituzione.

È rimasta in Parlamento per due legislature, durante le quali ha presentato, oltre alla legge sulla tutela delle madri lavoratrici, anche una proposta insieme a Maria Federici per la parità salariale tra donne e uomini.

Stanca delle relazioni extraconiugali del marito, che già durante la sua prigionia nei lager tedeschi aveva iniziato a convivere con un’altra compagna di partito, Caterina Picolato, e che in seguito aveva avuto una relazione anche con l’ex partigiana Bruna Conti, da cui ebbe un figlio, aveva lasciato la casa romana per trasferirsi a Milano, occupandosi più da vicino della FIOT, di cui era segretaria, e chiedendo la separazione consensuale, anche per evitare pettegolezzi dannosi per il partito.

Nel 1953, però, aveva scoperto da un trafiletto del Corriere della Sera che Luigi Longo aveva ottenuto a San Marino l’annullamento del loro matrimonio, senza informarla e falsificando la sua firma. Convinta che si trattasse di un errore, dato che il marito era vicesegretario del partito, aveva inviato al giornale una smentita, salvo scoprire poco dopo che tutto era vero.

Da quel momento era iniziata la sua parabola discendente. Il PCI non aveva gradito che avesse reso pubblica una vicenda privata con la propria smentita, i compagni con cui aveva condiviso anni di lotte avallarono il comportamento di Longo, e alla fine era stata lei a essere messa sotto accusa ed espulsa dal comitato centrale, un trauma che aveva definito “grave e doloroso più del carcere, più della deportazione”.

Non venne più ricandidata e, qualche anno dopo, aveva lasciato anche l’incarico alla FIOT, allontanandosi gradualmente dalla vita pubblica.

Nel 1974 ha pubblicato, la sua autobiografia, Rivoluzionaria professionale, in cui ha raccontato, insieme alla propria storia personale, anche quella del Partito Comunista Italiano dalla sua fondazione.

Teresa Noce si è spenta a Bologna il 22 gennaio 1980, a 79 anni.

Quella bambina che aveva conosciuto troppo presto la fatica e la privazione, che aveva studiato per conto proprio fino ad arrivare a scrivere la Costituzione e a varare leggi in parlamento, che non ha esitato a schierarsi contro il fascismo e il franchismo, che ha conosciuto l’esilio, i campi di concentramento e la galera, che ha subito isolamento e discriminazione per il suo genere, in politica e attraverso la militanza sindacale, è stata sempre accanto ai diritti delle donne e della classe operaia.

 

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