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Valentina Brunet: cicloviaggiatrice solitaria

Valentina Brunet viaggiatrice solitaria

“Sono stufa di contrattare con i tassisti, stufa di inquinare la nostra Terra per il mio piacere di viaggiare, stufa di fare la fila per vedere le attrazioni turistiche. Voglio la mia indipendenza, la mia autonomia, la mia libertà. Voglio scoprire i Paesi non dalle loro attrazioni turistiche, ma dalla loro gente. Voglio vivere le strade, voglio vivere le campagne. Voglio immergermi nella natura, essere parte di essa senza disturbarla troppo.”

Valentina Brunet è una viaggiatrice in solitaria che ha pedalato per 25.000 km in 25 mesi dal 2017 al 2019. È partita dal Vietnam per tornare a casa, in Italia, in bicicletta. 

In due anni ha attraversato paesi, scalato passi di montagna, affrontato tempeste di sabbia e fatto centinaia di incontri. È passata attraverso la Cina, Hong Kong, la Mongolia, la Russia, il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, l’Uzbekistan, il Turkmenistan, l’Iran, gli Emirati Arabi, l’Oman, gli Emirati Arabi, l’Armenia, la Georgia, la Bulgaria, la Romania, la Serbia, la Croazia e la Slovenia.

Classe 1985, Valentina Brunet è nata a Primiero, in provincia di Trento. Lavorava come stagionale nel turismo, cosa che le ha consentito di poter viaggiare per gran parte dell’anno. Il primo grande spostamento è stato in Kenya con una missione umanitaria, poi in Marocco, zaino in spalla. Per due anni ha attraversato l’Australia con un furgone e poi ancora la Nuova Zelanda. Nel 2017 ha girato Giappone e Taiwan in autostop. 

Sono stati forse i racconti di un cicloviaggiatore francese incontrato nei suoi spostamenti a farle decidere di provare l’avventura in bicicletta. Non era un’esperta, l’aveva usata per brevi periodi, non conosceva neppure i pezzi che la componevano.

Fatto sta che è partita dal Vietnam con una bici grigia, che ha chiamato Rosa. Si è iscritta a un gruppo per cicloviaggiatori, ha attaccato con una corda lo zaino al portapacchi e ha iniziato questa grande avventura. Ha pedalato con amore e gentilezza, anche quando dall’altra parte ha ricevuto porte in faccia, derisione, fregature.

”Il primo giorno è stato terribile,  il secondo respiravo già a pieni polmoni libertà e autonomia. Credevo che avrei attraversato il Vietnam e avrei concluso il viaggio, ma più pedalavo, più mi convincevo che Rosa avrebbe potuto condurmi fino a casa”.

Ha tenuto un diario di bordo che poi si è trasformato in un libro Pedalando sogni: Dal Vietnam all’Italia. Diari di una cicloviaggiatrice (auto pubblicato nel 2020) in cui ha descritto paesaggi, città, gli incontri fatti, i tanti imprevisti che le sono capitati.

In Mongolia è stata abusata sessualmente. Era accampata in tenda quando è stata costretta a fare sesso con un uomo che ha minacciato di prenderle tutti i suoi averi. Ha raccontato la brutta esperienza a un amico che non le ha creduto, si è allontanata da quel posto, ha denunciato all’ambasciata italiana, ma è scappata via e a quell’uomo non è mai successo niente. Ma non si è arresa, non ha ceduto alla disperazione, ha continuato a pedalare, cercando conforto e provando a sanare la ferita nell’anima che quella vicenda le ha arrecato.

È una donna che ama viaggiare e conoscere il mondo a modo suo. 

Ha scritto per documentare, per far conoscere la sua esperienza di viaggio da donna sola, nel bello e nel brutto, le difficoltà e la bellezza della libertà. Tanti sono stati gli scogli superati ma è riuscita sempre a proseguire in questa fantastica e coraggiosa esperienza.

#unadonnalgiorno

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