Lhakpa Sherpa è l’alpinista nepalese che detiene il record mondiale femminile di ascensioni sul monte Everest.
Nonostante i suoi risultati, non ha mai avuto uno sponsor: per anni ha finanziato le proprie spedizioni lavorando come lavapiatti negli Stati Uniti, dove vive crescendo da sola le sue figlie.
È nata nel 1973 a Balakharka, un piccolo villaggio della regione del Makalu, in Nepal, in una numerosa, suo padre faceva il mercante e da bambina lo accompagnava per settimane in trekking attraverso le montagne. Non ha mai frequentato la scuola, perché all’epoca in Nepal alle bambine non era permesso studiare: accompagnava invece il fratello a scuola ogni giorno, aspettandolo per riportarlo a casa. A quindici anni già lavorava come portatrice, imparando l’arrampicata da uno dei fratelli maggiori. Non conosce con certezza la propria età esatta, perché non è nata in ospedale e non possiede un certificato di nascita.
Il 18 maggio 2000 Lhakpa Sherpa è diventata la prima donna nepalese a scalare l’Everest e a scendere viva dalla montagna, sette anni dopo che la connazionale Pasang Lhamu Sherpa aveva raggiunto la vetta ma era morta durante la discesa. Da quel momento Lhakpa Sherpa ha ripetuto l’impresa altre volte, salendo progressivamente il proprio record di ascensioni.
Nel 2012, dopo un episodio di violenza domestica da parte del marito, è stata ricoverata insieme alle due figlie in una casa rifugio per otto mesi.
Da allora vive negli Stati Uniti, nel Connecticut, dove si è mantenuta con lavori precari – lavapiatti, commessa – continuando a finanziare da sola ogni spedizione in Nepal, senza mai riuscire a ottenere un contratto di sponsorizzazione nonostante i ripetuti tentativi con diverse aziende.
Nel 2016 la BBC ha inserito Lhakpa Sherpa nella lista delle cento donne più importanti dell’anno.
Nel 2023 la sua storia è stata raccontata nel documentario “Mountain Queen“, che ha seguito la sua decima spedizione sull’Everest.
L’arrampicata è la mia vita d’uscita. È l’unico modo che ho per garantire una vita migliore alle mie ragazze.















