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Dolly Parton, la regina del country

Dolly Parton regina del country

Non mi sono mai vergognata della mia gente, per quanto povera o modesta potesse essere. Ho sempre amato il posto da cui vengo e la famiglia che ho avuto.

Dolly Parton, cantautrice, attrice e imprenditrice, è stata, per oltre sessant’anni, la più grande protagonista della musica country e tra le poche popstar apprezzate da ogni tipo di pubblico.

Popolarissima e amata per la grande voce. il talento, il carisma, l’aspetto appariscente e soprattutto l’autoironia, con cui ha spesso scherzato sul proprio aspetto da finta bionda, è rimasta, dietro l’immagine da cartone animato che lei stessa amava rivendicare, una delle songwriter più prolifiche della sua generazione.

Ha vinto undici Grammy Award, tra cui uno alla carriera nel 2011, e un Emmy, ha ricevuto due candidature all’Oscar e una al Tony Award, ed è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2022.

Ha registrato più di cinquanta dischi in studio e venduto oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo.

Ha usato il suo patrimonio finanziario per diverse cause umanitarie, nel 1988 ha fondato la Dollywood Foundation, che attraverso il Buddy Program ha fatto crollare il tasso di abbandono scolastico nella sua contea d’origine, e nel 1995 ha lanciato la Imagination Library, che ha distribuito oltre 330 milioni di libri gratuiti a bambine e bambini in cinque paesi. Per questo impegno ha ricevuto, nel 2022, la Carnegie Medal of Philanthropy e, nel 2025, l’Oscar umanitario Jean Hersholt.

Era nata il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel Tennessee, in una famiglia modesta e molto religiosa, suo nonno era un predicatore pentecostale. Quarta di dodici sorelle e fratelli, molti dei quali si sono dedicati alla musica, aveva cominciato a cantare in chiesa sin da piccolissima. A dieci anni cantava già in vari programmi radiofonici e televisivi locali e a tredici ha inciso le sue prime canzoni.

Dopo il diploma, nel 1964, si era trasferita a Nashville dove aveva firmato il suo primo contratto discografico e cominciato a scrivere brani di successo per altre interpreti della scena country. Il suo album di debutto, Hello, I’m Dolly, uscito nel 1967, ha raggiunto l’undicesima posizione della classifica Billboard degli album country aprendole le porte del felice sodalizio artistico con Porter Wagoner durato fino al 1974, che ha portato una lunga serie di successi televisivi e discografici.

Il suo primo grande successo come solista è arrivato con Jolene, inclusa dalla rivista Rolling Stone nella lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi.

Una delle sue canzoni più celebri è stata I Will Always Love You, ballata romantica di cui Elvis Presley avrebbe voluto registrare una cover, ma lei non aveva accettato la clausola che avrebbe garantito a lui metà dei diritti sulla canzone. Questa scelta coraggiosa e inconsueta per una donna, soprattutto a quei tempi, le ha fruttato negli anni molti milioni di dollari di diritti d’autore, soprattutto dopo che il brano è stato reinterpretato da Whitney Houston nel 1992, diventando una delle canzoni più vendute e famose di sempre.

I suoi successi l’hanno portata ad avere un proprio programma televisivo, Dolly! nel 1976 e a produrre da sola i propri dischi. Molte artiste e artisti hanno voluto reinterpretare, negli anni, i suoi brani.

Alla fine degli anni Settanta si è avvicinata al genere pop, che le ha spalancato le porte di un pubblico più vasto: l’album Here You Come Again, del 1977, ha superato il milione di copie vendute e le ha fatto vincere il Grammy come migliore interprete country femminile.

Negli anni successivi ha collaborato con numerose popstar, diversificando sempre più la sua attività artistica.

Nel 1980 ha debuttato al cinema nel film Dalle 9 alle 5… orario continuato, della cui colonna sonora faceva parte il suo singolo 9 to 5. La interpretazione le è valsa una candidatura ai Golden Globe e ha segnato l’inizio della sua fortunata carriera di attrice di cinema e tv. Grande imprenditrice anche fuori dal settore artistico, nel 1986 ha aperto in Tennessee il parco divertimenti Dollywood, che negli anni è arrivato a dare lavoro a circa 4.000 persone.

Dopo una serie di successi pop è tornata al country nel 1989. Il brano The Day I Fall in Love, inciso in duetto con James Ingram per la colonna sonora del film Beethoven’s 2nd, del 1993, ha ricevuto una candidatura all’Oscar come migliore canzone originale. Ha continuato a incidere dischi fino agli ultimi anni di vita.

Nel 2020 ha donato un milione di dollari al Vanderbilt University Medical Center per la ricerca sul Covid-19, un contributo che ha aiutato a finanziare lo sviluppo del vaccino Moderna, e nel 2021 ha vinto l’Emmy Award come produttrice del film Natale in città con Dolly Parton.

Il suo nome è stato inserito nella Songwriters Hall of Fame e ha avuto una propria stella sulla Hollywood Walk of Fame.

La rivista Time, nel 2021, l’ha inserita nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta.

Oltre che per il proprio talento, si è sempre fatta notare per l’umorismo, l’umiltà e l’autoironia. Ha partecipato a numerosissimi programmi televisivi e, grazie al suo stile e alla sua personalità, è stata a lungo un punto di riferimento per molte drag queen e per le persone della comunità LGBTQ+, che hanno riconosciuto nella sua parrucca platinata e nei suoi abiti sgargianti un linguaggio affine al proprio.

È scomparsa il 25 agosto 2026 a Nashville, in Tennessee, all’età di 80 anni, a causa di una malattia oncologica, la notizia è stata data dalla famiglia in un video pubblicato dal nipote Bryan Seaver.

Ha costruito la sua carriera restando l’unica vera padrona delle proprie canzoni e della sua vita, in un’industria che per decenni ha provato a sottovalutarla proprio a partire da quell’aspetto vistoso di cui lei stessa, prima di chiunque altro, si è presa gioco.
Un’icona, una donna eccezionale che ci ha insegnato che leggerezza e impegno possono andare a braccetto in maniera coerente e meravigliosa.

Non mi sento offesa da tutte quelle barzellette sulle bionde sceme perché so di non essere scema. E so anche di non essere bionda.

 

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