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Colette Guillaumin

Colette Guillaumin

L’idea di razza, questa nozione, è una macchina di morte, uno strumento tecnico di morte. E la sua efficacia è dimostrata. È un modo per razionalizzare e organizzare la violenza omicida e il dominio di gruppi sociali potenti su altri gruppi sociali ridotti all’impotenza. A meno che non si arrivi a sostenere che, poiché la razza non esiste, nessuno è stato forzato o è stato ucciso a causa della sua razza. E nessuno può dirlo perché, a causa sua, milioni di esseri umani sono morti, e altri milioni di esseri umani sono dominati, esclusi e forzati. Certamente la razza non è quel che si dice che sia, ma tuttavia è la più tangibile, reale, brutale delle realtà.

Colette Guillaumin, sociologa e femminista francese, ha lasciato una preziosa eredità con la sua ricerca pionieristica sul razzismo e la costruzione sociale del genere.

Ha dedicato la sua carriera a decostruire i pregiudizi e le disuguaglianze radicati nelle nostre società e lavorato per smantellare i discorsi naturalizzanti ed essenzialisti che legittimano la discriminazione.Le sue analisi materialiste insistono sulla necessità di analizzare le relazioni sociali e non isolare le condizioni che esse producono.

È stata una delle prime persone a sostenere che la nozione di “razza” non ha valore scientifico, che non si riferisce ad alcuna realtà naturale ed è un modo arbitrario di classificazione.

Ha esplorato il legame tra sesso e razza come categorie politiche prodotte da specifici sistemi di oppressione e sfruttamento, differenti ma interconnesse che impregnano tutti i rapporti sociali, le categorie mentali e istituzionali in vigore.

Nata a Thiers, il 28 gennaio 1934, aveva studiato psicologia e etnografia alla Sorbona di Parigi. Risale a questo periodo il suo coinvolgimento nel Groupe d’Ethnologie sociale.

Entrata a far parte del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) dal 1959, ha insegnato in Francia e in Canada.

Nel 1969 la sua tesi di dottorato sotto la supervisione di Roger Bastide, era intitolata Un aspect de l’altérité socialeL’idéologie raciste.

Partendo da quel testo, nel 1972 ha pubblicato L’idéologie raciste. Genèse et langage actuel in cui analizza il razzismo come fatto sociale e mostra il carattere storicamente costruito della categoria di “razza”, la sua “invenzione” sociale, storica, politica ed economica per cui delle caratteristiche fisiche vengono assunte come “marchi naturali” per sostenere categorizzazioni e gerarchizzazioni e i rapporti di potere e dominio giustificati come fondati in “natura”, e quindi non modificabili.

Ha scritto diversi testi per il Movimento contro il razzismo e per l’amicizia tra i popoli (MRAP) ed è stata attiva in gruppi femministi legati al maggio ’68.

Ha fatto parte del gruppo fondatore della rivista Questions féministes, su cui, nel 1978, sulla rivista, ha pubblicato l’articolo, Pratica del potere e idea di Natura, che teorizza l’appropriazione delle donne attraverso i rapporti sociali e materiali e attraverso l’ideologia naturalista.

Il saggio, che teorizza il sexage (sessaggio), cioè l’appropriazione della classe delle donne da parte della classe degli uomini tramite l’ideologia naturalista, propone un’analisi in termini di costruzione sociale che è stato ripreso, nel 1992, in una raccolta che raccoglie la maggior parte dei suoi scritti in riviste come Sociologie et sociétésL’Homme et la société o Le Genre humain, di cui è stata co-fondatrice nel 1981.

Con Nicole-Claude Mathieu e Noelle Bisseret ha contribuito all’opera collettiva La femme dans sa société. Son image dans différents milieux sociaux.

I suoi testi ispirano ancora le nuove ricerche e apportano un contributo imprescindibile alla prospettiva intersezionale.

Nominando ciò che non aveva nome, ha svelato e denunciato il privilegio del gruppo dominante di definire la realtà e di percepirsi e farsi percepire come «universale» a discapito di altre soggettività che sono passate dalla sofferenza individuale alla coscienza della posizione di classe.

Si è spenta il 10 maggio 2017 a Lione.

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