Ruth Asawa, originale scultrice modernista, ha trasformato materiali semplici in forme di straordinaria complessità e bellezza, intrecciando arte, vita e impegno civile.
I suoi lavori sono nelle collezioni di istituzioni come il Guggenheim, il Whitney e il de Young Museum.
La sua è stata una vita difficile, ha conosciuto la segregazione e la discriminazione.
Convinta che l’arte fosse fondamentale per la crescita delle giovani generazioni, si è battuta per l’introduzione di programmi artistici nelle scuole pubbliche.
Nata col nome di Ruth Aiko Asawa, il 24 gennaio 1926 a Norwalk, in California, da genitori immigrati giapponesi, nel 1942, dopo l’attacco a Pearl Harbor, è stata detenuta con la sua famiglia in un campo di concentramento insieme a migliaia di persone di origine giapponese, tra cui alcuni animatori della Walt Disney, che le avevano insegnato a disegnare e dipingere.
Dopo essersi diplomata al liceo del centro di internamento, avrebbe voluto studiare per diventare insegnante d’arte ma le era stato impedito solo perché era di etnia giapponese, nonostante avesse la cittadinanza americana.
Questo ha portato a un senso diretto di coscienza sociale nelle sue sculture e ad un’intimità, influenzata dalle avversità che, con la sua famiglia, ha vissuto come minoranza negli Stati Uniti.
Trasferitasi a San Francisco nel 1949, ha iniziato a produrre le sue celebri sculture sospese in filo metallico, trasformando materiali industriali di uso quotidiano – ottone grezzo, acciaio e filo di rame pesante – in forme sferiche sinuose e aggraziate che, nonostante la tridimensionalità, non contengono alcuna massa interna.
Utilizzando tecniche di intreccio ispirate ai cestini tradizionali osservati durante un viaggio in Messico, ha dato vita a opere biomorfe, leggere e complesse, spesso costituite da strutture annidate una dentro l’altra.
Il filo metallico, materiale umile e industriale, è diventato, nelle sue mani, un mezzo poetico, capace di catturare la luce e trasformare lo spazio circostante.
A partire dagli anni Sessanta, si è dedicata sempre più all’arte pubblica, creando fontane, rilievi e installazioni monumentali per spazi urbani, presenti, soprattutto, nella città San Francisco.
Instancabile attivista per l’educazione artistica, il suo impegno ha portato alla fondazione della San Francisco School of the Arts, che oggi porta il suo nome.
È stata un’artista capace di reinventare la scultura moderna con la forza semplice di un filo intrecciato, di dialogare con la comunità e superare confini culturali e disciplinari.
Si è spenta il 5 agosto 2013 nella sua casa di San Francisco.















