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Debra Rapoport

Debra Rapoport

Dove c’è la creatività non esistono regole. Dove non esistono regole non c’è paura.

Debra Rapoport, protagonista indiscussa della moda sostenibile newyorkese, lavora da sessant’anni su materiali di scarto che, nelle sue mani, diventano abiti, cappelli scultorei e gioielli inimitabili.

La sua è un’arte da indossare e il corpo lo strumento per mostrarla.

Nata a New York il 6 luglio 1945, è cresciuta nel Bronx con la madre, casalinga negli anni della Grande Depressione con una passione per la moda e un temperamento anticonformista, che incoraggiava lei e sua sorella a coltivare la propria creatività. Le portava nei musei e nei negozi di antiquariato vestite con i suoi abiti e i suoi cappelli e, già nel 1949, aveva deciso che in famiglia si sarebbe mangiato solo vegetariano.

Si è laureata nel 1967 alla Carnegie Institute of Technology, dove si è avvicinata al design tessile, ha poi proseguito gli studi a Berkeley con Ed Rossbach, considerato il padre del movimento americano della fiber art.

Negli anni Settanta ha insegnato Design del Costume e Arti Tessili all’Università della California, per poi alternare, nel corso dei decenni, attività diverse come la progettazione floreale, la ristorazione vegetariana e alcune pratiche di guarigione. Ha tenuto workshop anche al Museum of Arts and Design e al MoMA di New York.

Il suo metodo, che ella stessa racconta attraverso le sue “ABC” — Assemblare, Costruire, Comporre, con il corpo come armatura — l’ha portata a trasformare in opere d’arte oggetti considerati rifiuti: rotoli di carta igienica, tovaglioli di carta, sacchetti di plastica, fili del telefono, tappi di bottiglia.

Le sue creazioni, presenti nelle collezioni di importanti musei americani, dal Metropolitan allo Smithsonian, sono state esposte in Europa, Russia e Australia.

Da anni vive nel complesso di Westbeth, nel West Village, una delle più grandi residenze per artisti degli Stati Uniti, insieme al marito Stan Satlin, cantautore conosciuto a un appuntamento al buio a Central Park.

Nel 2009 l’incontro con il fotografo Ari Seth Cohen al New Museum ha segnato una svolta nella sua visibilità. Diventata una delle muse del progetto Advanced Style, è apparsa in tre libri, in un documentario e in un TEDx talk.

Migliaia sono i video e le immagini che circolano su Instagram che la rappresentano nei suoi look incredibili e mentre racconta la sua filosofia di recupero dagli scarti.

Mi vesto solo per me stessa: è una forma di meditazione, un’espressione creativa. Sono sempre stata un’artista e una scultrice, e il mio corpo è parte integrante della forma. 

 

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