arteasia

Saloua Raouda Choucair

Saloua Raouda Choucair

L’essenza dell’arte araba è il punto: dal punto deriva tutto.

Saloua Raouda Choucair, artista libanese, ha trascorso una vita a tradurre la geometria islamica in un linguaggio visivo personale, poetico e lontano da ogni contesto religioso e sociale.

Pioniera dell’astrazione nel mondo arabo, per gran parte della sua esistenza, è rimasta una figura quasi invisibile fuori dal suo paese d’origine.

Nata a Beirut il 24 giugno 1916, in una famiglia di medici, avvocati e ingegneri, perso il padre arruolato nell’esercito ottomano e morto di tifo quando lei aveva un anno, era stata cresciuta con la giovane madre insieme al fratello Anis Raouda, futuro uomo d’affari e Anissa Raouda, che sarebbe diventata una nota attivista per i diritti delle donne.

Fin da bambina aveva mostrato un talento spontaneo per il disegno, alla Ahlia School disegnava manifesti e caricature dei suoi insegnanti, tanto da finire spesso in corridoio per le sue intemperanze. Laureata in scienze naturali nel 1936, aveva preso lezioni d’arte da Omar Onsi per soli tre mesi, nel 1942. Quella è stata l’unica formazione formale che abbia mai ricevuto, il resto l’ha appreso da autodidatta.

Durante un viaggio attraverso l’Egitto, nel 1943, era rimasta folgorata dalla bellezza della geometria islamica e, da quel momento, aveva smesso di dipingere scene di vita quotidiana per dedicarsi all’astrazione.

Nel 1947 i suoi disegni geometrici a guazzo vennero esposti alla Galleria Culturale Araba di Beirut, in quella che viene considerata la prima mostra di pittura astratta nel mondo arabo. L’anno seguente si era trasferita a Parigi e aveva frequentato l’École Nationale des Beaux-Arts.

È stata tra le prime artiste arabe ad esporre al Salon des Réalités Nouvelles, nel 1950. L’anno dopo ha tenuto la sua prima personale alla Galerie Colette Allendy, la critica francese seguiva con entusiasmo le sue forme audaci, paragonandola a uno scalpellino capace di far esplodere le pareti della galleria.

Rientrata in Libano, nel 1953 aveva sposato il giornalista Youssef Choucair, da cui ha avuto la figlia Hala, diventata anch’essa artista.

Dalla fine degli anni Cinquanta si è dedicata sempre più alla scultura, fino a farne la sua occupazione principale dal 1962. Ha costruito forme biomorfe che si incastrano come amanti, raccolte nella serie Dual, e torri fatte di moduli impilati che richiamano ora i profili urbani di Beirut, ora le architetture naturali di un fungo o di un guscio di noce. Dietro ogni opera c’erano la matematica, la fisica, la poesia sufi e l’architettura di Le Corbusier, tradotte in un ritmo che univa il rigore geometrico a un senso quasi primitivo dell’unità.

Il senso del ritmo e dell’unità sono i due elementi che risuonano in tutta la sua opera, indipendentemente da come si manifesti il suo lavoro, dipinti, sculture, gioielli o arazzi.

Il riconoscimento è arrivato con enorme ritardo. Negli anni Sessanta nessuno guardava al suo lavoro, e quando finalmente l’attenzione era cresciuta, in Libano era scoppiata la guerra civile. Una delle sue sculture, esposta poi a Londra, porta ancora i segni di un’esplosione che l’aveva colpita durante quegli anni. Nonostante tutto, ha continuato a lavorare quasi in isolamento per oltre mezzo secolo, ricevendo solo riconoscimenti locali: il premio del Consiglio Nazionale del Turismo nel 1963, una retrospettiva dell’Associazione degli Artisti Libanesi nel 1974, un premio dall’Unione Generale dei Pittori Arabi nel 1985, una medaglia dal governo libanese nel 1988.

Al mondo occidentale è stata portata grazie a Jessica Morgan, allora curatrice della Tate Modern, che aveva scoperto per caso i suoi lavori a Beirut e, nel 2013 le ha dedicato la prima retrospettiva internazionale. Saloua Raouda Choucair aveva 96 anni e già conviveva con gli effetti avanzati dell’Alzheimer. L’anno seguente l’Università Americana di Beirut le ha conferito un dottorato onorario e la sua opera Poem è oggi in prestito permanente al Louvre Abu Dhabi.

Si è spenta a Beirut il 26 gennaio 2017.

Sette anni dopo, nel 2024, due sue opere – Composizione ritmica con Sfinge bianca del 1951 e Autoritratto del 1943 – sono state esposte per la prima volta alla Biennale di Venezia, nella mostra Stranieri Ovunque curata da Adriano Pedrosa, un tardivo e dovuto riconoscimento a una protagonista fondamentale dell’arte araba contemporanea.

 

You may also like

Debra Rapoport
arte

Debra Rapoport

Dove c’è la creatività non esistono regole. Dove non esistono regole non c’è ...

Comments are closed.

More in arte

Teresa Lanceta
arte

Teresa Lanceta

Tessere mi ha catturata, è una tecnica primaria, ancestrale, ripetitiva, che dà molta ...
Arpita Singh
arte

Arpita Singh

Tutte le opere d’arte, che si tratti di un libro, una canzone o ...
Victoria Lu
arte

Victoria Lu

Non credo che l’arte o la cultura in genere debbano avere confini o ...