In abito lungo e cappellino, dirigeva i lavori nei cantieri dell’Italia d’inizio Novecento, anni in cui si stava avviando un processo di industrializzazione e modernizzazione che aveva trovato un epicentro proprio nella sua città, Torino.
È stata anche assistente straordinaria di Igiene Industriale al Politecnico fino alla morte del padre nel 1915, quando aveva scelto di lavorare a tempo pieno nello studio di famiglia che era stato ereditato da suo fratello Eugenio. Nonostante la sua famiglia fosse di larghe vedute era pur sempre una donna e il comando era passato a un uomo. Senza poter firmare i suoi progetti si è occupata di edifici residenziali in Liguria e a Torino, dell’ampliamento del municipio di Varazze, di un asilo infantile, di tratti ferroviari e tramviari, del ramo calabro dell’acquedotto pugliese e di una galleria per l’auto-moto-funicolare di Catanzaro.
Nel 1957 ha co-fondato ed è stata la prima presidente dell’Associazione italiana donne ingegnere e architetto, ancora attiva, nata proprio per valorizzare il ruolo delle donne nella scienza e nella tecnica, per fare da ponte e collante fra professioniste, promuovere scambi d’idee e di risorse e coltivare rapporti con associazioni estere analoghe.















