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Galina Balashova la prima designer di astronavi

Galina Balashova la designer delle astronavi

Galina Balashova, architetta, pittrice e designer russa, inventrice del design d’interni delle capsule per i voli nello spazio.

È stata la creatrice dell’estetica dell’intero programma spaziale dell’URSS: è la mente creativa dietro ai progetti degli interni di ben quattro generazioni di cosmonavi, dalle capsule Sojuz alle stazioni orbitanti Saljut e Mir, fino alla navicella riutilizzabile del programma spaziale Buran.

Con la sua pionieristica opera – nessuno prima s’era cimentato nell’architettura e nel design di interni per lo spazio – Galina Balashova, unica progettista e artista in una squadra di soli ingegneri e tecnici, ha inaugurato una nuova branca delle scienze delle costruzioni, l’architettura cosmonautica.

È nata nel 1931 a Kolomna, in Russia. La sua avventura spaziale è iniziata nel 1957, anno in cui, conclusi gli studi all’Istituto di Architettura di Mosca, è stata assunta all’Okb-1, l’agenzia spaziale sovietica, successivamente ribattezzata Rkk Energiya. Dopo aver lavorato alla progettazione di appartamenti per gli impiegati dell’azienda, nel 1963, le venne affidato il primo incarico di architettura extraterrestre. Si è ritirata nel 1991 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, rendendo il suo lavoro non più un segreto di Stato e accessibile al pubblico.

Nel 1963, l’équipe di design dell’Okb-1 aveva concluso con successo la progettazione della prima navicella Sojuz. A differenza dei modelli precedenti, che prevedevano solo un’angusta cabina di pilotaggio, come il celebre Vostok 1 che nel ’61 portò Gagarin in orbita attorno alla Terra, Sojuz nasceva per consentire esplorazioni spaziali di maggiore durata, era quindi necessario creare al suo interno una vera e propria unità abitativa.

Galina Balashova si ritrovò così a essere responsabile di tutti gli aspetti di design di quello che potrebbe essere definito “il primo monolocale nello spazio”: dalla scelta delle proporzioni e dei colori alla selezione dei materiali, fino all’arredo.

Optai per mobili tipici di ambienti residenziali, come il divano e la credenza, adattandoli alle esigenze della navigazione spaziale: prevedendo per esempio al loro interno ampio spazio per integrare un gran numero di strumentazioni e adattandone la forma alle caratteristiche ovoidali dell’abitacolo. Ero tenuta a evitare spigoli affilati e angoli appuntiti e a concepire opportuni sistemi di fissaggio per gli oggetti, per evitare che si librassero nel vuoto e ferissero gli astronauti. 

Gli interni delle astronavi erano soffici al tatto, in gran parte ricoperti dal materiale lanuginoso su cui venivano fermati strumenti e utensili.
Nel 1973, con l’avvio della collaborazione tra le agenzie spaziali di Usa e Urss, che culminò con lo storico “aggancio” il 17 luglio 1975 tra le navicelle Apollo e Sojuz, Balashova si trovò a progettare, per la prima volta, interni d’astronave pensati per essere mostrati in diretta sugli schermi tv di mezzo mondo.
Il suo lavoro includeva la progettazione di spazi interni, mobili, pannelli di controllo, loghi decorativi e murales per pareti interne. Ha progettato per un ambiente a gravità zero, utilizzando colori contrastanti per pavimento e soffitto in modo che gli astronauti non si disorientassero. Le sue combinazioni di colori derivavano dalla sua esperienza in campo artistico. Ha usato il colore verde nei suoi disegni in modo che i televisori dell’epoca riproducessero il colore in modo veritiero.

Il suo è stato un lavoro creativo, da designer, a differenza di quello dell’ingegnere che non si cura minimamente dell’aspetto complessivo che avrà la macchina che progetta, né di quale sarà l’impatto sulla psiche di chi la abiterà.

Al centro delle mie preoccupazioni vi è sempre stata quella di rendere il viaggio spaziale un’esperienza sopportabile per gli astronauti, non solo sotto il profilo fisiologico, ma anche psicologico: molte delle mie scelte estetiche, come l’uso di colori caldi e rassicuranti e un mobilio volutamente non “futuristico”, ma che ricordasse gli ambienti di casa, sono da ricondursi al mio desiderio di creare l’illusione che lo spazio fosse un ambiente meno freddo e inospitale e la Terra fosse un po’ meno lontana.

Ancora oggi, l’opera di Balashova continua a influenzare l’industria aerospaziale: molte sue idee per la Stazione Spaziale Internazionale o per la stazione Mir trovano ampia applicazione, con poche modifiche, ancora oggi.

Nel 2018, negli Stati Uniti, per la prima volta, la vita straordinaria e le realizzazioni professionali di Galina Balashova sono state scoperte e sottolineate in discorsi presentati a conferenze internazionali organizzate da importanti università americane.

Ma si stenta ancora a riconoscerle i suoi meriti. Ad esempio, ha curato il design per spille da bavero utilizzate alla mostra Aérosalons in Francia nel 1973 divenute, in seguito, l’emblema ufficiale del progetto Apollo – Soyuz Test. Ma le venne negata l’autorizzazione ad apporre il suo nome al disegno con il “pretesto della sicurezza”, ha così perso l’opportunità di diffondere il suo nome con le 100.000 spille distribuite alla mostra.

Quando le spille hanno iniziato a essere prodotte in serie in una fabbrica, senza l’approvazione del governo, i superiori di Balashova si sono infuriati perché si consideravano i creatori dell’emblema, hanno addirittura minacciato di metterla in prigione per 8 anni “per tradimento dei segreti di Stato”. La designer è stata in grado di salvarsi solo perché ha firmato una dichiarazione di rinuncia ai pagamenti di royalty per l’emblema.

Per fare un confronto, un maschio del dipartimento ha trovato l’emblema, lo ha riprodotto con un profilo esagonale e ha ricevuto decine di migliaia di dollari per il suo design, che era semplicemente una replica di quello di Balashova.

I risultati pionieristici di Galina Balashova sono illustrati in importanti volumi sul contributo delle donne all’architettura, ma il suo contributo ai progetti a gravità zero sono ancora raramente riconosciuti.

Insomma, a questa straordinaria designer, pioniera della progettazione dell’interno delle astronavi, e non solo, la Russia ancora non riconosce alcun merito. Segreti di stato o semplicemente perché è una donna? La risposta resta ancora un mistero.

#unadonnalgiorno

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