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Anita Klinz

Anita Klinz designer e direttrice artistica Mondadori

Come salvare l’individuo da se stesso, dagli altri? Non si possono amare tutti; ma si dovrebbe rispettare tutti… e tutto. Vorrei in questa vita (e non so se ce ne sia un’altra) vorrei essere vissuta “sottovoce”, immersa nel mio mondo e nel mio tempo ma senza lasciare segni!

Anita Klinz è stata una importante protagonista della storia del design grafico italiano.

Art director e grafica, in un mondo di esclusivo appannaggio maschile, è stata la prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice artistica in una realtà importante come la casa editrice Mondadori.

Sono famose soprattutto le sue copertine, anche se, di ogni libro supervisionava ogni singolo passaggio, dall’impaginazione alla pubblicità.

Nata con il nome di Anna Maria Klinz, il 15 ottobre 1925 a Abbazia, nell’allora Istria italiana, ha studiato alla scuola d’arte grafica di Praga per poi iscriversi alla Facoltà di Economia. Durante la Seconda Guerra Mondiale è emigrata in Italia, arrivando a Milano a piedi con la madre e la sorella. Nel 1948 le è stato riconosciuto lo status di profuga. Ha svolto diversi lavori prima di riuscire a coronare la sua grande passione.

Un’agenzia pubblicitaria che l’aveva notata mentre dipingeva all’aperto, l’ha introdotta nel mondo dell’editoria. Assunta in Mondadori nel 1951, ha cominciato dall’impaginare le pubblicità nella redazione di Epoca prima di arrivare, in poco tempo, a creare il design della rivista.

All’inizio degli anni sessanta è passata alla divisione libri con l’incarico di creare l’ufficio artistico, che ha diretto per anni.

Ha sempre sostenuto il lavoro di squadra scegliendo i migliori grafici e illustratori sul mercato. 

Alberto Mondadori l’ha voluta poi nell’avventura editoriale de Il Saggiatore.

I progetti di collana e le copertine sue e del suo eccellente team per I Gabbiani, Uomo e mito, Marcopolo e I maestri dell’Architettura Contemporanea restano riferimenti di progetti grafici in grado di coniugare riconoscibilità dell’editore e identità delle collane, con la capacità di raccontare singoli titoli e autori.

Nella sua ricerca ha compreso, meglio e prima di altri, che il libro è un oggetto di design e il suo valore visivo non si limita alla copertina.

In collaborazione coi migliori professionisti internazionali del tempo, ha studiato la veste grafica dei volumi della collana di fantascienza Urania e le copertine de Il Giallo Mondadori.

Adoperava un lettering minimale, con titolo, autore, editore e genere in carattere Helvetica. Con la stessa impostazione sintetica applicata all’Enciclopedia dei Ragazzi, ha vinto la medaglia d’oro alla Fiera di Lipsia.

Nel 1960, ha co-firmato la collana I grandi maestri dell’architettura contemporanea, esposta alla Triennale di Milano 2012-2013 che si compone di una serie di sei copertine che presentano, con enorme impatto iconico, soltanto dei disegni, quasi tratti, ultra stilizzati, ognuno dei quali rappresenta una sintesi dello stile caratteristico dell’autore presentato.

Interamente suo è stato il progetto della collana I Gabbiani, con copertine di ispirazione concettuale che creano un insieme forte e sintetico.

Quando Il Saggiatore è fallito è rientrata in Mondadori alla divisione periodici.

Collana dopo collana, volume dopo volume, ha dato prova di una poliedricità che le ha consentito soluzioni grafiche capaci di echi molteplici: concettuali, cinetici, pittorici, sempre consapevoli dello stato dell’arte della grafica internazionale e delle tendenze artistiche a lei contemporanee. Anche negli anni Settanta, come direttrice artistica di Duepiù e Grazia, ha trovato soluzioni mai banali e vicine al sentire mitteleuropeo.

Al centro del suo progetto c’è stata la tipografia, le forme dei caratteri, ma anche un utilizzo sperimentale della fotografia che modificata, esasperata nei suoi contrasti tonali, ingrandita drammaticamente, diventava materiale da composizione grafica.

Quando ha smesso di lavorare si è ritirata dalla vita pubblica scansando ogni occasione di mondanità e selezionando molto accuratamente le persone da incontrare.

Nel 2022 è uscito il saggio Anita Klinz. Ostinata Bellezza firmato da Luca Pitoni, che presenta i numerosi progetti editoriali curati dalla designer nel corso degli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

Intrecciando i registri del romanzo storico e del saggio, lascia spazio a un racconto intimo e personale attinto dai suoi diari di bordo, compilati nei suoi ritiri nell’isola di Giannutri.

Rappresentano la testimonianza della costante tensione che la divideva tra un’instancabile dedizione al lavoro di etica protestante e la necessità di frapporre il mare e la natura tra sé e il mondo della Milano mondana.

Ha lasciato la terra il 10 marzo 2013.

La cifra della sua poetica progettuale consiste nell’aver trasformato il lettering in immagine e la forma in lettering.

 

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