Sono presa da una sorta di follia e ossessione, a cui cerco di dare ordine attraverso le parole.
Olga Tokarczuk è la scrittrice polacca che nel 2019 ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, assegnato retroattivamente per l’anno 2018.
È nata il 29 gennaio 1962 a Sulechów, nella Polonia occidentale, figlia di due insegnanti, Wanda Słabowska e Józef Tokarczuk. Ha trascorso un’infanzia libera, viaggiando d’estate con la famiglia su un carrello tenda, pur senza avere un passaporto fino al 1989, come tutti i cittadini polacchi sotto il regime comunista.
Ha studiato psicologia all’Università di Varsavia, formandosi come discepola junghiana; durante gli studi ha fatto volontariato in un istituto per adolescenti con problemi comportamentali. Ha praticato per un periodo come psicoterapeuta, per poi abbandonare la professione: ha raccontato, in un’intervista, di essersi accorta di avere più problemi lei dei propri pazienti.
Ha esordito nella narrativa nel 1993 con “Il viaggio del libro-popolo“, ambientato nel Seicento. Il successo è arrivato con “Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli“, una saga familiare che attraversa la storia della Polonia del Novecento a partire dal 1914.
Nel 2009 ha pubblicato “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti“, romanzo giallo che affronta il tema della responsabilità umana verso la natura e gli animali.
Nel 2014 ha pubblicato quello che è considerato il suo capolavoro, “I libri di Jakub“, un vasto romanzo storico sull’attraversamento dei confini religiosi e culturali nella Polonia del Settecento, con cui ha vinto uno dei suoi tre Premi Nike.
Nel 2018 il romanzo “I vagabondi” le ha fatto vincere il Man Booker International Prize, prima scrittrice polacca a riceverlo.
Il 10 ottobre 2019 le è stato assegnato il Premio Nobel per la Letteratura, riferito al 2018 — l’anno in cui l’Accademia svedese aveva sospeso il premio per uno scandalo di molestie sessuali — con la seguente motivazione: “Per la sua immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta il superamento dei confini come forma di vita“.
“I libri di Jakub” è uscito in inglese nel Regno Unito nel 2021, dopo sette anni di lavoro di traduzione, ed è stato candidato all’International Booker Prize 2022.
Nel 2022 ha pubblicato “Empuzjon“, romanzo horror ambientato nel 1913 in un sanatorio dell’Europa centrale, in dialogo con “La montagna incantata” di Thomas Mann; uscito in inglese nel 2024, è entrato nelle classifiche dei migliori libri dell’anno del New York Times e della BBC, pubblicato in Italia nel 2025.
È membro del partito dei Verdi polacco e oppositrice dichiarata del partito di governo di destra Diritto e Giustizia.
Nel gennaio 2019 ha scritto per il New York Times un editoriale sullo stato del suo Paese.
Insieme ad altre tre scrittrici Nobel per la letteratura — Elfriede Jelinek, Svjatlana Aleksievič e Herta Müller — ha firmato un appello ai leader dell’Unione Europea in solidarietà con i migranti bloccati al confine tra Bielorussia e Polonia.
Sostiene apertamente i diritti delle persone lgbtq+ in un Paese a maggioranza cattolica e conservatrice.
Dirige oggi anche una propria fondazione, dedicata a progetti letterari e culturali.
I libri aiutano a essere più consapevoli di quello che accade attorno a noi, ci garantiscono un futuro migliore.















