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Kathrine Switzer

Kathrine Switzer prima iscritta alla maratona di Boston

Sapevo che se avessi smesso, nessuno avrebbe mai creduto che le donne avevano la capacità di correre per oltre 26 miglia. Se avessi abbandonato, tutti avrebbero detto che era stata una trovata pubblicitaria. Se avessi rinunciato, gli sport femminili sarebbero tornati indietro nel tempo, invece che in avanti. Se avessi smesso, non avrei mai più corso a Boston. Se avessi mollato, Jock Semple e tutti quelli come lui avrebbero vinto. La mia paura e la mia umiliazione si sono trasformate in rabbia.

Kathrine Virginia Switzer, nata il 5 gennaio 1947, è stata la prima donna a iscriversi e correre la maratona di Boston nel 1967, al tempo riservata soltanto agli uomini.

Fino ad allora si credeva che le donne non fossero fisicamente in grado di correre una maratona e, addirittura, che la corsa potesse essere nociva per la loro salute.

La prima donna a portare effettivamente a termine il percorso di una maratona fu Bobbi Gibb, sempre a Boston, nel 1966. Aveva indossato i vestiti del fratello e aspettato il via nascosta dietro un cespuglio, poco distante dalla linea di partenza. La sua fu un’esperienza positiva: gli altri atleti la sostennero e la incitarono fino a quando tagliò il traguardo, in 3 ore, 21 minuti e 40 secondi.

L’anno successivo, Kathrine Switzer, studentessa della Syracuse University, riuscì a eludere il divieto di partecipazione iscrivendosi come “K.V. Switzer”, indicando le sole iniziali dei suoi due nomi. Ottenne così il pettorale numero 261.

Una volta avvedutisi del fatto, alcuni atleti la guardarono con ammirazione e divertimento, altri invece furono infastiditi dalla sua presenza mentre, il direttore della gara, Jock Semple, corse in strada per aggredirla, alcune immagini dell’epoca mostrano l’uomo intento a strapparle la pettorina.

Ma Kathrine Switzer non si lasciò fermare. Grazie anche all’aiuto dell’allora fidanzato, l’ex giocatore di football e lanciatore del peso Thomas Miller, che spinse il giudice a terra, riuscì a portare a termine la sua gara in 4 ore e 20 minuti.

L’immagine in cui Kathrine Switzer viene malamente strattonata da Jock Semple è entrata a far parte deLe 100 foto che hanno cambiato il mondosegnalate dalla rivista Life.

Fu proprio la reazione violenta degli organizzatori a suscitare un movimento di opinione che portò all’apertura della maratona di Boston alle donne nel 1972. L’anno prima le maratonete erano già state ammesse alla competizione di New York.

Katherine Switzer, diventata simbolo di emancipazione e ribellione, ha continuato brillantemente la sua carriera di atleta, ha corso 40 maratone, vincendo quella di New York nel 1974.

Dopo l’exploit di Boston, Kathrine Switzer si è impegnata in modo attivo per promuovere la partecipazione femminile alle maratone organizzate in vari paesi del mondo.

Tra le sue iniziative si ricorda lAvon International Running Circuit, programma che comprende più di 400 gare dedicate alle donne in 27 Paesi e ne ha coinvolte, nel tempo, oltre un milione, contribuendo a far finalmente includere la maratona femminile nei Giochi olimpici, cosa avvenuta soltanto nel 1984.

L’attivismo di Kathrine Switzer non si è mai fermato. Nel 2015 ha dato vita al progetto 261 Fearless, dedicato all’inclusione delle donne nel mondo della corsa e dello sport. Una rete di club presenti in tutto il mondo fondata sui principi di aggregazione, divertimento e condivisione, con l’obiettivo di aiutare le donne a affrontare le proprie paure e combattere i pregiudizi attraverso la corsa non competitiva e l’attività sportiva. Un progetto rivolto soprattutto alle donne che faticano a dedicarsi a un’attività sportiva perché in qualche modo non si sentono all’altezza: alcune non amano correre da sole, altre si vergognano nel farsi vedere in tuta da ginnastica, oppure si sentono troppo grasse, troppo magre, sono reduci da malattie, vivono in una città nuova, e così via.

Il 17 aprile 2017, cinquant’anni dopo la sua impresa, Kathrine Switzer ha preso di nuovo parte alla mitica maratona di Boston, indossando lo stesso numero di pettorale. Gli organizzatori, in suo onore, hanno deciso di ritirare il pettorale 261 dalle future competizioni, apparterrà soltanto alla coraggiosa atleta.

#unadonnalgiorno

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