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Marcella Pedone

Marcella Pedone fotografa documentarista italiana

Andavo da sola anche in posti in cui, all’epoca, per una donna era proibitivo recarsi. Una volta in un paesino lucano le signore del luogo mi invitarono a confessarmi. Sbigottita chiesi perché, e loro risposero: “perché porti la macchina da sola”. Per loro era peccato.

Marcella Pedone, fotografa e documentarista, è stata la prima fotografa freelance italiana, autrice di un archivio di centosettantomila scatti che ha attraversato mezzo secolo di trasformazioni del paese, viaggiando quasi sempre da sola, in un mondo professionale pensato per gli uomini.

Nata a Roma il 27 aprile 1919, da genitori toscani, ha vissuto per gran parte della vita a Milano. Dopo la laurea in lingue conseguita a Venezia, ha iniziato la propria carriera in Germania, lavorando come reporter e poi per alcune case produttrici di apparecchi fotografici.

Ha tenuto conferenze sull’Italia nelle università popolari tedesche, mostrando scatti di un paese ancora sconosciuto e in piena trasformazione, e il successo di quelle lezioni le ha aperto le porte dell’agenzia fotografica Bavaria.

Tornata in Italia, ha collaborato con l’azienda ligure di pellicole Ferrania, che le ha affidato la promozione delle pellicole a colori, fotografiche e cinematografiche. Con una cinepresa Bell&Howell è entrata nel mondo prettamente maschile della produzione documentaria, sperimentando lei stessa quel materiale e percorrendo l’Italia in roulotte per anni, tra montagne, villaggi di pescatori, miniere, fabbriche e cantieri, con cui ha raccontato il passaggio del paese da società agricola a industriale.

Si è inerpicata fino in cima all’Etna, ha scalato le cave di marmo della Toscana insieme ai trasportatori di pietra, ha documentato l’ultima mattanza del tonno in Sicilia, il lavoro nelle risaie del Nord, un’alluvione in Friuli e una delle ultime apparizioni pubbliche di Enrico Mattei.

Tra la metà degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta, accanto all’attività fotografica, si è dedicata a un cinema documentario indipendente e pionieristico, esplorando il cinema etnografico, il cortometraggio d’autore e il film industriale. Tra il 1950 e il 1990 ha scattato centosettantomila fotografie a colori di impronta neorealista e girato circa novemila metri di pellicola documentaria in sedici millimetri.

Ha ritratto le contadine calabresi che tornavano a casa a dorso d’asino con i figli e le figlie addormentati dentro ceste di vimini, le contadine delle Crete senesi che si spaccavano la schiena sotto il sole, le cantanti dei gruppi musicali ambulanti, le vedove bianche e le braccianti del Nord nel pieno del boom economico.

Non è stato facile lavorare per lei. Le case editrici affidavano gli incarichi quasi solo agli uomini, le grandi aziende diffidavano di una donna che viaggiava senza un uomo al proprio fianco, e per anni ha venduto sì e no il dieci per cento delle fotografie che produceva.

Dopo il fallimento di Ferrania, ha proseguito il lavoro in proprio, ritagliandosi uno spazio nell’editoria scolastica e divulgativa, con incarichi per Aristea, Loescher e De Agostini, e costruendo una banca di immagini pensata per rispondere alle esigenze didattiche dei diversi editori.

Nel 2017 ha donato al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano il proprio archivio di centosettantomila scatti, insieme alle macchine fotografiche con cui li aveva realizzati, tra cui una Rolleiflex, una Hasselblad, alcune Mamiya e alcune Nikon, strumenti con cui ha continuato a lavorare fino ai primi anni Duemila. Da allora quel patrimonio è diventato oggetto di studio.

Nel 2012 lo Spazio Oberdan di Milano le ha dedicato, a cura della Cineteca, la mostra La scoperta di una grande documentarista.

Nel 2019, in occasione del centenario della sua nascita, la Festa del Cinema del Reale di Corigliano d’Otranto, in provincia di Lecce, le ha dedicato una mostra di cento immagini tratte dal suo archivio.

Nel 2020 Mirco Melanco e Romina Zanon le hanno dedicato il volume Il neorealismo di Marcella Pedone. Fotografie e filmati di un viaggio identitario nei paesaggi di un’Italia perduta, e l’anno seguente il Museo di Milano ha ospitato Dolomiti trasfigurate, la prima mostra monografica dedicata al suo sguardo sul mondo delle Dolomiti.

Si è spenta l’11 gennaio 2023, a centotré anni compiuti.

Il suo lavoro è stato a lungo misconosciuto, per la posizione subalterna della fotografia editoriale e divulgativa rispetto ad ambiti considerati più prestigiosi come la pubblicità, ma anche per la sua condizione di donna in un mestiere di uomini.

Marcella Pedone ha costruito comunque, scatto dopo scatto, un atlante visivo dell’Italia del dopoguerra che nessun’altra fotografa della sua generazione ha saputo comporre con la stessa ampiezza.

Le case editrici appaltavano i lavori solo agli uomini, le grandi aziende diffidavano di una donna che viaggiava senza un uomo accanto. Se eri donna e spericolata come me, le porte del fotogiornalismo si chiudevano. Poco consolava il fatto che tutti, a margine, mi dicessero: “Sappiamo che è brava, signorina”.

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