Quando abbiamo scritto le Nuove Lettere Portoghesi, sapevamo che l’opera in sé era già un’impresa audace, a prescindere dal vocabolario che avremmo usato, ma era ciò che ci interessava fare in quel momento e siamo andate avanti.
Maria Isabel Barreno scrittrice, giornalista e accademica che ha contribuito a fondare il Movimento Femminista del Portogallo, è stata una delle tre autrici del libro Novas Cartas Portuguesas (Nuove lettere portoghesi), scritto insieme a Maria Teresa Horta e Maria Velho da Costa.
Lo sferzante attacco alla morale dominante, in cui per la prima volta si parlava di violenza contro le donne, corpi, desideri, decolonizzazione aveva causato loro l’arresto, l’incarcerazione e il processo durante gli ultimi anni della dittatura dell’Estado Novo.
La vicenda aveva provocato proteste e attirato l’attenzione internazionale dei gruppi di liberazione femminile negli anni precedenti alla Rivoluzione dei Garofani.
Nata a Lisbona il 10 luglio 1939, da bambina aveva studiato dalle suore e coltivato presto la passione della lettura e della poesia anche a causa di una malattia che l’aveva tenuta a lungo a letto.
Laureata in Scienze Storico Filosofiche all‘Università di Lisbona, il suo primo lavoro era stato presso l’Istituto Nazionale per la Ricerca Industriale. Ha scritto su diverse riviste ed è stata caporedattrice dell’edizione portoghese di Marie Claire.
Coinvolta attivamente nei movimenti femministi lusitani, le lettere, le poesie e i saggi scritti da lei e dalle sue compagne di lotta, vennero riuniti nell’opera Le nuove lettere portoghesi, pubblicata faticosamente il 12 dicembre 1972 e confiscata dalla polizia solo tre giorni dopo l’uscita.
Per la prima volta si denunciava l’oppressione e la violenza ai danni delle donne, criticando guerre e domini coloniali e reclamando attenzione per la sfera della propria sessualità. Per questo vennero denunciate per oltraggio alla morale pubblica e pornografia.
Messe alla pubblica gogna, le tre fondatrici del Movimento de Libertação das Mulheres subirono un forte attacco dalle istituzioni e dall’opinione pubblica.
Nonostante la censura, il libro aveva raggiunto la Francia e trovato appoggio e sostegno dai movimenti femministi e da scrittrici come Simone de Beauvoir e Marguerite Duras.
Il lungo processo, iniziato nel 1973 e protratto fino alla caduta del regime, l’anno successivo, è stato un evento pubblico. Per tutta la sua durata le ambasciate portoghesi di mezzo mondo vennero prese d’assalto e presidiate da gruppi di rivoltose.
Considerata la prima causa femminista internazionale, secondo la statunitense National Organization for Women, la solidarietà a favore delle Tre Marie aveva mobilitato donne europee, statunitensi e sudamericane.
Articoli e lettere di protesta di intellettuali di chiara fama vennero pubblicati su quotidiani di mezzo mondo.
Giornali come Times, New York Times, Le Monde e Libération, raccontarono l’indignazione per un simile trattamento che raggiunse anche la Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.
La Prima Conferenza Internazionale delle Donne a Boston del 1973 ne fece un tema centrale e, nel giro di un paio d’anni, venne tradotto in francese, inglese, tedesco e italiano.
Il 7 maggio del 1974, due settimane dopo l’abolizione della dittatura portoghese, le Tre Marie vennero assolte con formula piena.
Il femminismo è stato una costante dell’opera letteraria di Maria Isabel Barreno, A Morte da Mãe (La morte della madre), del 1979, è un importante studio sociologico e filosofico sull’evoluzione storica della condizione femminile nella società.
Ha scritto oltre venti libri che spaziano da saggi di sociologia a romanzi e racconti. Con la raccolta Os Sensos Incomuns (1993) è stata insignita con il Gran Premio Camilo Castelo Branco e con il Premio Pen Club; due anni prima, il suo romanzo Crónica do Tempo aveva vinto il Premio Fernando Namora.
Oltre all’impegno accademico all’Università di Lisbona, ha ricoperto la carica di consigliera culturale presso l’ambasciata portoghese a Parigi.
L’otto marzo 2004 è stata nominata Grande Ufficiale dell’Ordem do Infante D. Henrique.
Quando le parole non le sono più bastate per dare forma al pensiero ed esplorare il mondo e l’intimo, ha iniziato a disegnare e ha esposto in diversi contesti lavorando sull’idea delle parole come forma plastica. Lettere, sia disegnate che digitate e linee grafiche che emergono tra frasi e paragrafi rafforzano l’idea di un pensiero in continuo flusso, dove scrittura e immagine si fondono.
Come ella stessa ha affermato, la sua esperienza di scrittura è stata così profonda e complessa da percepire il linguaggio visivamente. Il disegno è nato come un’estensione involontaria e organica della scrittura, il suo naturale prolungamento. Dalla coesistenza di molteplici simboli, dall’interazione tra linguaggio e immagine, discorso e materialità, i disegni di Maria Isabel Barreno aprono uno spazio di libertà.
Si è spenta a Lisbona il 3 settembre 2016, aveva 77 anni.















