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L’affascinante storia di Eva Mameli Calvino

Eva Mameli Calvino botanica

Eva Mameli Calvino, donna colta e avventurosa è stata naturalista botanica, divulgatrice e viaggiatrice.

Nata in una nobile famiglia di Sassari nel 1886, Eva Mameli si laureò in Matematica a soli 19 anni, in Scienze naturali a 21 e a 29 anni fu la prima donna a ottenere la libera docenza in Italia, insegnando Botanica all’Università di Pavia.

Ottenne lusinghieri riconoscimenti accademici, tra cui, nel 1919, un premio per le scienze naturali dell’Accademia nazionale dei Lincei.

La sua fama giunse fino a Cuba, dove Mario Calvino, importante agronomo sanremese, dirigeva la Stazione sperimentale agronomica di Santiago de la Vegas, non lontano da L’Avana. Nell’aprile del 1920, l’uomo, durante un breve soggiorno in Italia partecipò a un convegno di botanica dove la conobbe e subito le chiese di sposarlo, di raggiungerlo a Cuba e di essere a capo del dipartimento di botanica della Stazione. Per quanto stravagante fosse la richiesta, Eva accettò, si sposò per procura nello stesso mese e poco dopo raggiunse il marito a Cuba, dove ripeterono il rito.

La sua decisione di partire e sposarsi fu il punto di svolta della sua vita. A Cuba, iniziò subito il lavoro di ricerca. All’interno del Dipartimento di Botanica della Stazione Sperimentale, Eva studiò semi e piante che in Italia non aveva mai visto. L’empatia verso l’isola e la popolazioni locali fecero sì che durante la sua permanenza, oltre all’attività di ricerca, si prodigasse nella costruzione di scuole, nell’insegnamento e nella divulgazione, attraverso la pubblicazione di riviste specialistiche. Dopo tre anni, in un coloratissimo bungalow nel giardino tropicale adiacente la casa, dette alla luce il figlio Italo Giovanni, che sarebbe diventato uno fra i maggiori scrittori italiani del XX secolo.

Nel 1925 i coniugi Calvino tornarono in Italia, si stabilirono a San Remo dove si dedicarono alla nascente Stazione sperimentale di floricoltura “Orazio Raimondo”, con sede a Villa Meridiana, la loro stessa casa, dove due anni dopo nacque il secondo figlio, Floriano.

Durante la seconda Guerra Mondiale, Eva e Mario «amanti delle sfide scientifiche e civili», mentre i due figli salivano in montagna per combattere nella Resistenza, offrirono asilo ai partigiani e nascosero alcuni ebrei, ragione per la quale Mario Calvino trascorse quaranta giorni in prigione e Eva dovette assistere a due “fucilazioni simulate” del marito da parte dei fascisti.

Nel 1930 la coppia aveva fondato la “Società italiana amici dei fiori” e la rivista «Il Giardino Fiorito», che diresse dal 1931 al 1947. Dopo la morte di Mario, nel 1951, la direzione della Stazione “Orazio Raimondo” passò nelle mani di Eva per otto anni.

Visse fino alla fine della sua esistenza coltivando il suo amore per i fiori. Collaborò con l’Enciclopedia Italiana e con l’Enciclopedia dell’agricoltura. È stata fondatrice di uno dei primi comitati italiani per la protezione degli uccelli utili all’agricoltura.

Pubblicò nel 1972 il “Dizionario etimologico dei nomi generici e specifici delle piante da fiore e ornamentali”, opera unica tra i testi di botanica del nostro secolo.

La maga buona che coltiva gli iris”, come la chiamava suo figlio Italo, morì a San Remo, all’età di 92 anni il 31 marzo 1978.

La figura di Eva Mameli Calvino è stata spesso celata dalle ingombranti personalità del marito e del primogenito. Ma ha avuto un ruolo fondamentale nella ricerca scientifica botanica del Novecento.

I suoi studi spaziarono tra numerosi filoni di ricerca di base e applicata, dalla crittogamologia alla fisiologia, genetica vegetale, fitopatologia e floricoltura, concretizzandosi in più di 200 pubblicazioni.

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