Marie-Anne Paulze è considerata la madre della chimica moderna.
Ha tradotto numerosi lavori fondamentali per la standardizzazione del metodo scientifico e ricoperto un ruolo fondamentale nella costruzione della carriera del coniuge, lo scienziato Antoine de Lavoisier, di cui è stata assistente di laboratorio e addetta a descrivere con parole e immagini tutti i suoi esperimenti.
Nata a Montbrison, nella Loira, in Francia, il 20 gennaio 1758, in una famiglia nobile, era l’ultimogenita di Jacques Paulze, fermier général (esattore privato delle tasse per il regno di Francia), e Claudine Thoynet, morta prematuramente quando lei aveva solo tre anni.
Cresciuta e formata in un convento, aveva solo tredici anni quando venne chiesta in moglie dal cinquantenne conte d’Amerval. Il padre, sperando in un destino diverso per lei, l’aveva invece spinta a sposare il suo più giovane collega Lavoisier, il 16 dicembre 1771.
Quattro anni dopo, si trasferirono all’Arsenale di Parigi, dove l’uomo era stato nominato amministratore della polvere da sparo. Fu così che sbocciò il suo interesse per la chimica dopo aver precedentemente studiato al laboratorio chimico di Guillaume François Rouelle e, con la sicurezza finanziaria fornita dalla sua famiglia, fu in grado di costruire un laboratorio all’avanguardia.
In quell’unione combinata ma felice, la giovane aveva avuto modo di studiare il latino e l’inglese per comprendere e tradurre i più importanti trattati di chimica del tempo. Aveva preso lezioni di pittura e disegno dal celebre pittore Jacques-Louis David e lezioni di chimica dal collega del marito Jean-Baptiste Bucquet, chimico e membro della Reale Accademia di Scienze di Francia. Aveva anche frequentato una serie di lezioni che si tenevano al Lycée, un collegio privato dove il coniuge e altri accademici insegnavano Scienze moderne.
I Lavoisier trascorrevano la maggior parte del loro tempo insieme in laboratorio, lavorando in gruppo e conducendo ricerche su molti fronti. Lei ha tradotto documenti dall’inglese che sono stati fondamentali per le loro ricerche e, come assistente di laboratorio, redigeva rapporti, inseriva appunti nei suoi quaderni, disegnava diagrammi dei suoi progetti sperimentali e apparecchi che hanno aiutato nella comprensione dei metodi e risultati.
Insieme hanno ricostruito il campo della chimica, che aveva le sue radici nell’alchimia e all’epoca era una scienza contorta dominata dalla teoria del flogisto di George Stahl.
Nel 1783 annunciarono un nuovo sistema di nomenclatura, in cui combustione e ossidazione avvengono attraverso la combinazione chimica di sostanze combustibili e ossigeno e non attraverso la liberazione di flogisto, come si credeva fino ad allora, dimostrando la legge della conservazione degli elementi: il peso dei prodotti di una reazione chimica deve essere uguale al peso dei reagenti.
La più nota collaborazione con il marito è stata la produzione delle tredici incisioni su rame disegnate e composte da lei che costituiscono le illustrazioni del celebre Traité de élemèntaire chimie (1789).
Durante il periodo del Terrore, Lavoisier, che ricopriva ancora l’alta carica di esattore fiscale, fu accusato e imprigionato come traditore. A nulla servì l’accesa difesa della moglie che lo indicava come il più grande chimico che la Francia avesse mai avuto. Venne ghigliottinato l’8 maggio 1794 insieme al padre di Marie Anne Paulze e ad altri colleghi.
Rimasta vedova, il nuovo governo le aveva confiscato denaro e proprietà e sequestrato gli appunti e le attrezzature del laboratorio.
Nonostante gli ostacoli, nel 1805 è riuscita a organizzare la pubblicazione delle memorie finali del defunto Lavoisier, Mémoires de Chimie, una raccolta delle sue carte e di quelle dei suoi colleghi che dimostravano i principi della nuova chimica. Il primo volume conteneva lavori sul calore e sulla formazione di liquidi, mentre il secondo trattava le idee di combustione, aria, calcinazione dei metalli, azione degli acidi e composizione dell’acqua. I suoi sforzi assicurarono l’eredità di suo marito nel campo della chimica.
Quando si è risposata, con il fisico Benjamin Thompson conte di Rumford, aveva imposto di continuare a mantenere il cognome del primo marito per conservarne la memoria.
Il suo impegno incessante è stato recuperare quasi tutti i quaderni e gli apparecchi chimici di Lavoisier, che sono ancora conservati in una collezione della Cornell University negli Stati Uniti.
Si è spenta a Parigi il 10 febbraio 1836 ed è sepolta nel cimitero di Père-Lachaise.
Riconosciuta e ricordata in tutta Europa come la divulgatrice della nuova chimica, grazie al suo lavoro la disciplina divenne sempre più popolare tra le donne.
Di questa scienziata, oltre gli studi e le ricerche, ci rimangono anche alcune testimonianze artistiche. Alcuni suoi bozzetti sono esposti al Musée National des Techniques a Parigi dove sono visibili due disegni nei quali è ritratta seduta a un banchetto mentre prende nota in un diario dell’andamento di prove sperimentali.
Il ritratto fatto da Jacques-Louis David, in cui viene raffigurata con il marito, è esposto nel Metropolitan Museum of Art.















