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Noe Itō

Noe Itō

Noe Itō, scrittrice e attivista anarchica e femminista, è stata l’anima ribelle di una nuova generazione di donne in Giappone.

Con libertà e un grande spirito di abnegazione, ha saputo imporre le sue idee in un contesto sociale fortemente discriminante.

Rivendicando fortemente la libertà d’opinione, il suo impegno politico è iniziato attraverso la rivista Seitō di cui è stata caporedattrice, dove ha messo in discussione i valori di una cultura maschilista e oscurantista.

Era nata in una famiglia poverissima nell’isola di Kyūshū, vicino Fukuoka, il 21 gennaio 1895. Sua madre lavorava nei campi e suo padre era un operaio ceramista. Per i problemi economici, era stata mandata a vivere dallo zio a Nagasaki, città che le aveva aperto una nuova dimensione e consentito di dimostrare le sue straordinarie capacità di apprendimento. A quattordici anni era tornata nel paese dei genitori e aveva iniziato a lavorare in un ufficio postale per contribuire al bilancio familiare. Grazie allo zio, che nel frattempo si era trasferito a Tokyo, aveva potuto diplomarsi.

Aveva quindici anni quando venne costretta a sposare un uomo più vecchio di vent’anni che le aveva promesso, invano, di continuare a farla studiare e portarla a vivere negli Stati Uniti.

Insoddisfatta del suo matrimonio, ebbe la forza di scappare via, grazie all’aiuto del suo professore di inglese, Jun Tsuji, che l’aveva avvicinata a uno stile di vita anticonformista e moderno.

Nel 1915 era andata a lavorare, come giornalista e poi di direttrice editoriale, per la Bluestocking Society che produceva la rivista femminile di arte e cultura Seitō.

Attraverso le sue pagine ha aperto importanti discussioni su temi come la contraccezione, l’aborto, la prostituzione, il matrimonio combinato, la maternità, la rivendicazione dell’uguaglianza di genere.

La rivista venne poi chiusa dalla censura statale.

Si è anche occupata di saggistica e di narrativa, ha scritto racconti, testi di critica sociale e tradotto le opere di Emma Goldman, tra cui The Tragedy of Woman’s Emancipation grazie alla preziosa collaborazione con Tsuji con cui era nata una storia d’amore che aveva portato alla nascita di due figli. Lo scandalo provocato da questa unione portò al licenziamento del professore e alla sua emarginazione.

Il suo grande amore è stato l’anarchico Sakae Ōsugi, con cui ha avuto un profondo rapporto intellettuale e una relazione aperta e paritaria, basata sul rispetto della libertà individuale e sessuale, creando scandalo nella società giapponese, tradizionale e conservatrice.

Compagni di vita e di lotta, genitori di quattro figlie, furono sempre in prima fila nelle proteste contro le ingerenze imperiali, attirando l’attenzione della polizia che aveva chiuso la rivista libertaria di lui, Shimbun Heimin.

Il loro approccio politico si innestava sui principi anarchici universali che superavano culture, stati e frontiere.

Iniziatrice e pioniera del movimento anarchico e femminista giapponese, veniva considerata una pericolosa dissidente in grado di influenzare l’opinione pubblica e smuovere masse e opinioni.

Nella confusione dovuta al grande terremoto di Kanto, nel settembre 1923, è stata arrestata, picchiata e poi strangolata, insieme a Ōsugi e al loro nipotino di soli sei anni, da una squadra militare capitanata da Amakasu Masahiko, che aveva avuto l’incarico di reprimere ogni forma di protesta e dissenso.

I loro cadaveri, per vilipendio, vennero gettati in fondo a un pozzo.

Era il 16 settembre 1923, Noe Itō aveva 28 anni. 

Il loro sterminio, passato alla storia come l’incidente di Amakasu, aveva suscitato rabbia e rivolte in tutto il Giappone.

Il torturatore e pluriomicida Masahiko, venne condannato a dieci anni di carcere poi commutati in due per amnistia.

La sua storia è stata raccontata nel film Erosu purasu gyakusatsu (Eros + Massacro) del 1969, diretto da Yoshishige Yoshida.

L’autore Francisco Soriano, nel saggio Noe Itō. Vita e morte di un’anarchica giapponese, ha contribuito a portare attenzione sul ruolo di questa rivoluzionaria poco conosciuta in occidente e a ricostruire la nascita e l’evoluzione dei movimenti anarchici e femministi nipponici nella prima metà del Novecento.

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