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Denise Scott Brown e la battaglia per il riconoscimento delle architette

Denise Scott Brown architetta

Molte professioniste possono raccontare storie dell’orrore sulle discriminazioni che hanno subito nel corso delle loro carriere. Le mie includono aneddoti curiosi ma anche grandi traumi.

Denise Scott Brown architetta, urbanista, scrittrice e accademica che ha trasformato il pensiero sull’architettura e sulle città.

Dagli anni 70 si batte per il riconoscimento delle donne nella professione.

È nata in Zambia il 3 ottobre 1931 col nome di Denise Lakofski. Discende da una famiglia di ebrei immigrati dalla Lituania e dalla Lettonia.

Ha studiato all’Università di Witwatersrand, in Sud Africa e all’Architectural Association a Londra dove ha frequentato l’Indipendent Group.

Nel 1958 si è trasferita con il primo marito, Robert Scott Brown (morto tragicamente l’anno successivo), a Filadelfia dove ha conseguito un master in architettura e pianificazione all’Università della Pennsylvania dove, due anni, dopo è diventata docente.

Nel 1965 insegnava all’università di Los Angeles quando ha iniziato a interessarsi alle road-town del sud ovest degli Stati Uniti.

Tre anni dopo, ha portato gli studenti del suo corso di progettazione di Yale a visitare Las Vegas. Da questo lavoro di ricerca, ha scritto, insieme al suo secondo marito, l’architetto Robert Venturi, un articolo che è poi diventato un famoso libro, edito nel 1972, Imparare da Las Vegas. Il saggio, che venne accolto da feroci polemiche, è diventato un classico studiato in tutto il mondo. Indaga le modalità secondo le quali la città contemporanea si sviluppa disordinatamente sulla spinta del commercio e del divertimento. Las Vegas è diventata il paradigma non solo della città statunitense, ma di tutte le città dei paesi capitalisti.

Si è anche molto soffermata sui legami con i media e la cultura pop, introducendo punti di vista multipli e prospettive non ancora esplorate. È sua convinzione che l’ambiente urbano si sviluppi seguendo tre direttive che chiama FFF: forma, forze, funzione.

Le idee che le tecniche impiegate in questo studio si sono rivelate molto influenti sulla successiva direzione della sua ricerca architettonica.

In qualità di presidente di Venturi, Scott Brown and Associates, è stata responsabile di numerosi piani urbani e generali. Ha progettato, da sola e col marito, campus universitari e edifici famosi come il Campidoglio provinciale di Tolosa, l’hotel Nikko in Giappone, la Sainsbury Wing della National Gallery a Londra e il bizzarro Children’s Museum di Houston che mette insieme spunti architettonici disparati, con una prospettiva da cartone animato. 

Nel 1991 a Robert Venturi è stato riconosciuto il prestigioso premio Pritzker e Denise Scott Brown non ha partecipato alla cerimonia per protesta. Il mancato riconoscimento è stato il culmine di una lunghissima serie di discriminazioni. Nonostante una lunga carriera costellata da successi, molti progetti co-firmati o di sua ideazione esclusiva, continua a risultare solo “la moglie di” o a non essere neanche citata.

Nel suo saggio Room at the Top? Sexism and the Star System in Architecture, del 1989, denuncia gli sforzi che negli anni le hanno richiesto un grosso spreco di energie per essere riconosciuta pari al marito in un mondo che descrive come ancora profondamente maschile e maschilista.

E continua raccontando che il peggio è accaduto dopo aver sposato un collega che ha visto presto diventare un guru dell’architettura, e spesso sulla base del loro lavoro congiunto mentre lei non era neanche invitata alle feste o interpellata nelle interviste. Persino quando è lo stesso Robert Venturi a specificare il contributo della moglie, o l’attribuzione di un progetto a lei sola, continuano a cercare lui. Queste esperienze, ha sostenuto, l’hanno indotta a lottare ma anche a dubitare di sé e del proprio valore. Anche quando era evidente che l’uomo non aveva neanche messo mano a un progetto tutto suo, gli veniva attribuito.

Fra le sue pubblicazioni ricordiamo Maniera del moderno e Having Words.
Nel 1992 è stata insignita della National Medal of Arts.
Convinta che non sia cambiato molto per le donne nel corso del tempo, Denise Scott Brown, continua, alla sua veneranda età a dar battaglia e far sentire la sua voce.
#unadonnalgiorno

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