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Emanuela Auricchio. Cassandra parla

Emanuela Auricchio

Emanuela Auricchio, artista partenopea è l’autrice del progetto “Cassandra parla”, street art contro il patriarcato che mostra ritratti di donne per una lotta transfemminista e terrona.

Pittrice e mediatrice culturale, traduce i suoi dipinti in manifesti, rivendicando il femminile nello spazio pubblico, a Napoli, nel mondo e sul web.

Elementi fondanti della sua opera sono l’intersezionalità, la voglia di abbracciare una lotta comune e condivisa, la veracità del napoletano, l’uso irriverente del colore, l’eloquenza degli sguardi e delle movenze.

Il suo lavoro attraversa lo spazio urbano, le relazioni umane e le urgenze politiche del presente, con un linguaggio che è insieme intimo e collettivo.

La sua ricerca si sviluppa attorno alla relazione tra opera e pubblico, tra artista e comunità. Il colore, materico e vibrante, diventa corpo, emozione, tensione.

Nata il 30 giugno 1998 a Napoli, si è laureata all’Accademia di Belle Arti in Didattica dell’Arte e Mediazione del Patrimonio Artistico. Ha studiato a Granada e Bologna, per poi decidere di tornare nella sua città con una consapevolezza precisa: l’arte non può restare chiusa negli spazi istituzionali. Deve uscire, contaminarsi, farsi attraversare. E da questa urgenza è nato il suo potente progetto Cassandra Parla.

Dal 2022, i muri di Napoli – soprattutto tra Port’Alba e il centro storico – si popolano di volti femminili accompagnati da frasi in dial 567890etto napoletano. Sono donne che guardano, sfidano, resistono. Donne che parlano. Cassandra, figura mitologica condannata a non essere creduta, simbolo perfetto di una condizione ancora attuale: quella di chi denuncia, racconta, resiste, ma viene sistematicamente ignorata o ridicolizzata.

Le frasi sono dirette, parlano di corpi violati, di autodeterminazione, di rabbia e dignità. Anche l’utilizzo del dialetto napoletano è una scelta politica, rende il messaggio più radicato, più urgente, più vero. In un contesto globale dominato da linguaggi standardizzati, rivendica una lingua capace di restituire complessità e identità.

La sua arte, strumento di presa di posizione concreta, denuncia la violenza di genere e ogni sorta di oppressione in un’ottica transfemminista intersezionale e decoloniale. Le sue opere dialogano con eventi contemporanei, come l’uccisione di Mahsa Amini e il sostegno alla causa palestinese.

Essere donna nello spazio pubblico, in un contesto come quello della street art, significa anche esporsi a violenze, insulti, atti vandalici. Ha raccontato di opere strappate, di aggressioni verbali, di episodi in cui il suo lavoro è stato da più parti attaccato. Ma è proprio in questa resistenza quotidiana che il suo gesto assume ancora più valore. Tornare, riattaccare, occupare di nuovo quello spazio diventa un atto politico tanto quanto l’opera stessa.

Le sue donne non sono mai passive. Portano addosso una rabbia che non distrugge ma trasforma, una tensione che resta sulla pelle e si trasmette a chi guarda. Alcune si riappropriano del proprio corpo, altre si fanno icone contemporanee, altre ancora diventano simboli di lotte globali. Tutte, però, condividono uno stesso sguardo: quello di chi esiste nonostante tutto.

Emanuela Auricchio è stata protagonista di “A voce Alta”, azione queer per i musei, ed è co-fondatrice di Tras’Lab, collettivo che si occupa di ricerca e produzione artistica contemporanea. Anche qui ritorna il tema centrale del suo lavoro: l’arte come spazio condiviso, accessibile, partecipato. Non un privilegio per poche persone, ma un linguaggio capace di costruire comunità.

Napoli, con le sue contraddizioni e la sua vitalità, è parte integrante di questa ricerca. È una città che costringe all’incontro, che espone, che mette alla prova. Ed è proprio in questo contesto che Cassandra continua a parlare, trasformando i muri in luoghi di confronto e possibilità.

L’importanza dell’arte di Emanuela Auricchio risiede nella capacità di creare connessioni, di dare forma a ciò che spesso resta invisibile, di trasformare lo spazio pubblico in uno spazio politico e condiviso. In un tempo in cui le voci femminili continuano a essere marginalizzate, il suo lavoro non si limita a rappresentarle, ma le rende impossibili da ignorare.

Cassandra parla. E questa volta, è sempre più difficile non ascoltarla.

Ha scelto di restare a Napoli come atto di resistenza a chi minaccia di svenderla o la rende uno stereotipo.

Resto perché se me ne andassi soffrirei, resto perché è una scelta politica.

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