La malinconia colse di sorpresa i miei occhi, i pensieri tristi, le amarezze, le speranze, le illusioni.
Marisa Terzi, cantautrice e poeta, è tra le autrici più feconde e nascoste della canzone italiana del secondo Novecento. Per decenni, ha affidato le sue parole alla voce di altre persone, prima che la sua firma tornasse, tardissima, alla luce.
Nata a Berceto, sull’Appennino parmense, il 26 giugno 1939, aveva conseguito un diploma di stenodattilografa e lavorato per un breve periodo come impiegata in un’industria automobilistica a Parma, prima che la musica imponesse la propria strada. A diciassette anni ha vinto un concorso canoro a Reggio Emilia interpretando Moonlight in Vermont e iniziato a studiare canto con Paolo Cavazzini, che le aveva procurato le prime scritture e l’occasione di incidere, per l’etichetta Arpeggio, cover di successi internazionali e brani inediti passati con discreta fortuna nei juke box di provincia.
Nel 1960 venne scritturata dalla CAR Juke Box di Carlo Alberto Rossi e due anni dopo si era classificata seconda al festival del jazz di Saint Vincent con Gentleman. Nel 1963 ha portato al Burlamacco d’oro di Viareggio Federico, una delle prime canzoni italiane arrangiate a bossa nova, poi confluita nell’album In ricordo di una serata indimenticabile.
Da cantante si è trasformata, progressivamente, in autrice di testi per Carlo Alberto Rossi, tra i più importanti compositori, editori e produttori discografici della canzone italiana, sposato nel 1977 dopo numerosi anni di convivenza.
Ha firmato alcuni dei brani più conosciuti portati al Festival di Sanremo tra gli anni Sessanta e Settanta e scritto per big della musica nostrana come Peppino Gagliardi, Tony Dallara, Nilla Pizzi, Luciano Tajoli, Iva Zanicchi, Fred Bongusto, Rosanna Fratello, Gilbert Bécaud, Renzo Arbore e la grande Mina.
Pur abbandonando per lungo tempo le luci della ribalta, non ha mai smesso di scrivere e si è dedicata alla poesia e alla narrativa, raccogliendo consensi e vincendo premi.
Dopo il divorzio, nel 1999, è tornata a vivere nel suo paese natale, Berceto. Lì, nel 2013, l’ha raggiunta la telefonata di Jacopo Leone, restauratore catanese che l’aveva sentita cantare anni prima a Milano e che non aveva mai dimenticato il titolo di una sua canzone, La vacanza è finita. Ci sono voluti tre anni e un viaggio fino a Parigi, ai Les Studios Saint Germain, prima che il cassetto si aprisse davvero e, nel 2017, dopo cinquant’anni lontana dalla scena musicale, ha prodotto il disco Canzoni perdute, un disco che contiene undici brani scritti negli anni Settanta, arrangiati con sonorità jazz.
Nell’album, linee melodiche di incredibile bellezza sono accompagnate da testi in cui, l’infinita partita dell’amore, brucia tra malinconia e disincanto.
Attualmente vive a Milano, nella Casa di Riposo per Musicisti Giuseppe Verdi, dove ha scelto di passare l’ultima parte della sua vita.
Ti ho detto basta quando il meglio di te dovevo inventarlo io. E mi colse di sorpresa mentre i miei occhi diventarono lucidi tanto che non poteron vederti.















