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Rima Hassan

Rima Hassan

La lotta palestinese è una lotta decoloniale, antirazzista, ecologista, anticapitalista. Chi non riesce a vedere queste connessioni, forse non vuole vederle, perché significano mettere in discussione l’intero ordine del mondo così come lo conosciamo.

Nata in un campo profughi, cresciuta apolide e diventata europarlamentare, Rima Hassan è tra le figure più riconoscibili della sinistra europea.

Ha trasformato ogni margine in cui è stata confinata in un punto di partenza e ogni ingiustizia subita in una battaglia politica portata avanti con voce ferma e presenza fisica.

Politica, giurista e attivista francese di origine palestinese, eletta al Parlamento Europeo il 9 giugno 2024 con il partito La France Insoumise, si è fatta notare per la lucidità e fermezza dei suoi interventi oltre che per la scelta di salire su un veliero diretto a Gaza per affrontare il blocco navale israeliano esponendosi in prima persona e trasformando il proprio corpo in strumento politico.

Nata il 28 aprile 1992 nel campo profughi di Neirab, vicino ad Aleppo, in Siria, in una famiglia espulsa dalla Palestina durante la Nakba del 1948. Cresciuta senza cittadinanza, con lo status di apolide, ha vissuto sulla propria pelle la condizione di invisibilità giuridica che milioni di persone palestinesi portano con sé di generazione in generazione. A dieci anni è arrivata in Francia attraverso un programma di ricongiungimento familiare, portandosi dietro quella storia di radici spezzate che avrebbe poi studiato, analizzato e trasformato in impegno politico.

Ottenuta la cittadinanza francese nel 2010, a diciotto anni, ha intrapreso gli studi di diritto internazionale alla Sorbonne di Parigi, dove si è laureata con una tesi sull’apartheid.

Nel 2019 ha fondato l’Observatoire des camps de réfugiés, organizzazione non governativa dedicata allo studio delle condizioni di vita nei campi profughi e alla difesa dei diritti delle persone rifugiate. Nello stesso periodo ha creato il collettivo Action Palestine France, focalizzato sul supporto alle comunità palestinesi in esilio e sulla sensibilizzazione pubblica.

Nel 2023 Forbes France l’ha nominata tra le Donne dell’Anno per il suo lavoro sui diritti umani.

L’anno successivo è diventata la prima europarlamentare francese di origine palestinese. Fin dall’inizio del mandato ha dichiarato che Gaza sarebbe stato il primo dossier su cui avrebbe lavorato e ha mantenuto la promessa, ha criticato l’Unione europea per l’assenza di una politica unitaria sulla situazione palestinese, ha denunciato la differenza tra la risposta compatta riservata all’invasione russa dell’Ucraina e il silenzio frammentato davanti alle operazioni militari israeliane a Gaza, e ha guidato la raccolta di un milione di firme in soli tre mesi per l’iniziativa «Giustizia per la Palestina», che chiede la sospensione dell’accordo di associazione tra l’Unione Europea e Israele.

Il primo giugno del 2025 ha compiuto un passo ulteriore lasciando l’aula parlamentare per salire a bordo della Madleen, veliero che faceva parte della Gaza Freedom Flotilla. A bordo con lei, c’era anche l’attivista svedese Greta Thunberg e diversi volontarie e volontari provenienti da tutto il mondo, determinati a portare aiuti umanitari a Gaza e a rompere simbolicamente e fisicamente il blocco imposto da Israele. Durante la traversata il veliero ha soccorso una barca alla deriva con una trentina di persone a bordo, tra cui rifugiati sudanesi in fuga dalla Guardia Costiera libica, episodio che ha raccontato come emblema di ciò che il Mediterraneo è diventato — non un ponte tra culture, ma una frontiera armata.

Nella notte tra l’8 e il 9 giugno 2025, mentre si trovavano ancora in acque internazionali, l’esercito israeliano ha intercettato l’imbarcazione, ha usato sostanze urticanti contro l’equipaggio, ne ha confiscato il carico e l’ha dirottata al porto di Ashdod, dove tutte le persone presenti a bordo sono state arrestate. Rima Hassan è stata tra coloro che hanno rifiutato di firmare i documenti per il rimpatrio volontario, rimanendo detenuta mentre un tribunale ne autorizzava la deportazione coatta. Secondo le testimonianze raccolte, ha subito minacce e intimidazioni e, dopo aver scritto Palestina libera, su una parete della cella è stata trasferita in isolamento. Il 12 giugno è stata rimpatriata in Francia.

Ma l’accanimento nei suoi confronti non si è concluso. Il 2 aprile 2026 è stata fermata a Parigi con l’accusa di apologia del terrorismo, in seguito a un post pubblicato su X il 26 marzo e poi rimosso, nel quale aveva citato una frase di Kozo Okamoto, ex membro dell’Armata Rossa giapponese e tra gli autori dell’attentato del 1972 all’aeroporto di Tel Aviv, un attacco costato la vita a 26 persone. La denuncia era stata presentata da un deputato del Rassemblement National. Durante il fermo, gli investigatori hanno trovato nella sua borsa alcuni grammi di CBD — un cannabinoide legale in Francia — sostenendo che una delle confezioni potesse contenere tracce di una droga sintetica. Ha respinto entrambe le accuse, definendo l’intera vicenda una «persecuzione politica» alimentata dalla «lobby filosionista in Francia». Il suo avvocato ha denunciato una violazione del segreto istruttorio, sottolineando che le informazioni sul ritrovamento erano state diffuse in tempo reale da alcuni media francesi prima ancora della fine del fermo. Il processo per apologia del terrorismo è stato fissato per il 7 luglio 2026.

Con grande coerenza ha trasformato la propria storia personale in un discorso politico articolato che denuncia le connessioni tra la causa palestinese e quella climatica, tra la lotta decoloniale e quella femminista, nella difesa delle persone rifugiate nel Mediterraneo, in una posizione fortemente critica sull’impunità che regge i rapporti tra l’Unione Europea e Israele. Ha pagato e sta pagando quella coerenza con procedimenti giudiziari, detenzioni, isolamento diplomatico. Ma continua impavida e inarrestabile.

Mi sento in pace con me stessa, con le scelte che ho fatto, con il cammino che sto percorrendo. So di essere dove devo essere. Ho fatto la mia parte, e questo basta.

 

 

 

 

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